La tranquillità del cuore: affidare a Dio tutta la propria faccenda
Indice
Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, sceicco della via, tratto dall’episodio 327 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmesso il 4 ottobre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Pronunciato in arabo; testo di accompagnamento redatto dalla redazione.
Estratto di 13 min 6 s (00:45:10 → 00:58:16). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 327, canale della Fondazione Al Moultaqa.
Traduzione letterale dell’intervento (dall’arabo)
L’intervento è stato pronunciato in arabo; ecco la sua traduzione letterale in italiano, dall’inizio alla fine. L’articolo che segue ne presenta il senso e la struttura; questo testo segue il discorso parola per parola, dalla lode d’apertura al saluto finale.
«Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Misericordiente.
Lode a Dio che possiede nella Sua mano il regno di ogni cosa e verso il quale ritornano le faccende, che ha fatto dell’affidamento a Lui un riposo per i cuori e della rimessione a Lui una serenità per i credenti. Siano la preghiera e il saluto sul nostro signore Muhammad, che ha insegnato alla sua comunità il bello affidamento e l’ha guidata verso la fiducia in Dio prendendo al contempo le cause; sulla sua famiglia, i suoi compagni e coloro che seguono la sua via fino al giorno del giudizio.
Ciò detto, signore e signori, amati, o genti dell’unione: tra i sensi più grandi che seminano la serenità nel cuore del credente, c’è il sapere con certezza che Dio, glorificato ed esaltato, è il Wakil su ogni cosa, e che quando il servo Gli affida la sua faccenda, il suo cuore si acquieta in Colui nelle cui mani è la faccenda intera. Dio, esaltato, ha detto: «E Dio è su ogni cosa Wakil.» Il Wakil è colui che si carica della faccenda di chi si riposa su di Lui, che lo custodisce, che gestisce le sue faccende, che abbraccia tutti i suoi stati. Se Dio, glorificato ed esaltato, è il Wakil su ogni cosa, allora nulla in questo universo sfugge alla Sua gestione, e nessun movimento avviene lontano dalla Sua scienza, dalla Sua volontà e dalla Sua potenza.
Per questo la rimessione della faccenda a Dio è un’immensa porta della tranquillità e della certezza in Dio, esaltato: perché il cuore, quando sa che la sua faccenda è tra le Sue mani, non resta più prigioniero della paura dell’ignoto, né dell’angoscia davanti a ciò che non è avvenuto, né del rimpianto su ciò che è passato.
Amati: l’uomo spesso teme le cose; teme la malattia, teme il disagio del sostentamento, teme l’avvenire, teme il fallimento delle cause; e porta una preoccupazione che non può dominare, come se gli fosse chiesto di gestire ogni cosa da solo. Ora, il tawhid ci insegna che le cause non agiscono indipendentemente dal loro Causatore, e che le cose non possiedono sulla propria faccenda altro che le proprietà che Dio vi ha deposto, sotto la Sua gestione, glorificato ed esaltato, e la Sua volontà. Non ha forse Dio fatto del fuoco frescura e pace per il nostro signore Abramo, pace su di lui? Non ha forse fatto del mare un cammino di salvezza per il Suo profeta Mosè, pace su di lui, e il suo popolo? Le cause sono grandi nella misura del profitto che Dio vi ha deposto, ma non si rendono mai indipendenti un istante da Dio né dalla Sua volontà, glorificato ed esaltato.
Il tawakkul, signore e signori, non è l’abbandono delle cause né la resa dell’impotenza; è prendere le cause sapendo che il risultato è nella mano del Causatore delle cause. Il tawakkul è rendere il tuo cuore attaccato al Wakil, glorificato sia, non ai mezzi. Opera, agisci, prendi le cause, ma non fare del tuo cuore il loro prigioniero. Sforzati nella ricerca del sostentamento e nel raddrizzamento dell’ingiustizia; sii produttivo, attivo nella tua società; ma non credere un istante che il tuo sostentamento e la tua riuscita siano nelle mani della gente: sono nelle mani di Dio, glorificato ed esaltato. «Legala e affidati a Dio», come è venuto nel hadith. Lavora per l’avvenire, ma non lasciare che la paura dell’avvenire ti rubi la tranquillità del tuo presente. Dispiega il tuo sforzo, poi affida la tua faccenda a Dio: perché ciò che Dio ti ha scritto non ti mancherà, e ciò che Egli non ti ha scritto non lo otterrai con la forza di tutte le creature riunite. Come dice Dio, glorificato ed esaltato: «E affido la mia faccenda a Dio; Dio vede perfettamente i servi.»
Il Profeta, pace e benedizione di Dio su di lui, disse nella sua esortazione ad Abdallah ibn Abbas, Dio si compiaccia di entrambi: «Sappi che se i jinn e gli uomini si riunissero per giovarti con qualcosa, non ti gioverebbero che con ciò che Dio ti ha scritto; e se si riunissero per nuocerti con qualcosa, non ti nuocerebbero che con ciò che Dio ha scritto contro di te. I calami sono stati alzati e i fogli si sono asciugati.»
Ed è stato riportato dal sapiente sufi al-Hasan al-Basri, Dio gli faccia misericordia, sul senso dell’attaccamento a ciò che giova: «Quando ho saputo che il mio sostentamento non sarebbe stato preso da nessun altro, il mio cuore si è acquietato; e quando ho saputo che la mia opera non sarebbe stata compiuta da nessun altro, mi ci sono applicato da solo.» Ed è una grande parola di educazione: che il cuore si acquieti su ciò di cui non possiede né il profitto né il danno, che si occupi di ciò verso cui ha un cammino, e che affidi tutto ciò che lo oltrepassa al Signore, potente ed esaltato.
Signore e signori: nella marcia della via Qadiriya Boutchichiya autentica e retta, ci è accaduta, dopo il decesso del nostro sceicco e del nostro padre, il conoscitore di Dio Moulay Jamal al-Din, Dio santifichi il suo segreto, una prova che non fu facile. Doveva provare la sincerità della compagnia, la stabilità dei cuori, la fedeltà dei discepoli ai testamenti dei loro sceicchi; provare i valori della lealtà e della sincerità verso l’impegno; provare anche la stabilità dei fondamenti della via, attraverso lo scatenarsi delle menzogne e la corsa alla diffusione delle calunnie, delle asserzioni e delle falsità. Hanno dimenticato la parola del Messaggero di Dio, pace e benedizione su di lui: «Il musulmano è colui dalla cui lingua e dalla cui mano i musulmani sono preservati, e l’emigrante è colui che abbandona ciò che Dio ha proibito», hadith autentico riportato da al-Bukhari e Muslim. E il sufismo è tutto carattere, è tutto costumi; il sufismo è rivestirsi di ogni carattere bello e abbandonare ogni carattere vile. Tale è la via dei maestri sufi e dei nostri sceicchi in educazione spirituale, in guida verso Dio e in belle maniere.
Abdallah ibn Omar disse: Vidi il Messaggero di Dio, pace e benedizione su di lui, girare attorno alla Ka’ba dicendo: «Quanto sei gradevole e quanto è gradevole il tuo profumo; quanto sei grande e quanto è grande la tua sacralità. Per Colui che tiene l’anima di Muhammad nella Sua mano, la sacralità del credente presso Dio è più grande della tua sacralità: il suo bene, il suo sangue, e che non si pensi di lui che il bene.» Hadith riportato da Ibn Maja e at-Tabarani: prova che la sacralità del credente presso Dio è più grande della sacralità della Ka’ba.
Ora in quel momento, i nobili uomini e le nobili donne, i discepoli e le discepole fedeli, i sinceri e i costanti, nel paese e fuori dal paese, si tennero a ciò che avevano ricevuto dai loro sceicchi in educazione, in raccomandazioni, in eccellenza e in conoscenza; pensarono bene di Dio e Gli affidarono la loro faccenda; non fecero del turbamento delle circostanze una causa di turbamento per i cuori, ma fecero dell’affidamento un movente di costanza, di fedeltà e di servizio. Le faccende della nostra via benedetta proseguirono la loro via d’amore e la continuazione dell’opera nella calma, nel decoro e nella sincerità; e all’ombra dei suoi figli fedeli, per la grazia di Dio, operano con serietà e dedizione al servizio del loro re e della loro patria, e nella salvaguardia di ciò che è stato loro affidato: il segreto del dhikr divino muhammadiano autorizzato, lontano dal frastuono e dalle chiacchiere, preferendo l’azione alla parola, la costanza all’impulso, e la buona opinione di Dio all’occupazione di ciò che divide i cuori. E lode a Dio, questo spirito ha portato risultati e realizzazioni brillanti. E le genti dell’amore dissero il vero quando dissero: «Chi si rifugia in te, o migliore degli uomini in nobiltà, Dio è il suo guardiano contro ogni vendicatore.»
Così il camminante impara che la sollecitudine divina non significa l’assenza delle prove, ma che significa che il cuore resta acquietato in Dio in mezzo alla prova; e che facciamo della prova un dono divino; e che l’uomo trovi nel rigore ciò che lo fortifica, e nella chiusura di certe porte ciò che lo spinge verso altre porte che Dio gli apre da dove non lo sperava.
Amati: una gran parte dell’ansia dell’uomo viene dal fatto che tenta di portare ciò che non è alla sua portata: vuole controllare i risultati, la gente, l’avvenire e le circostanze, e dimentica che al di sopra di ogni gestione c’è la gestione del Creatore Originatore, glorificato ed esaltato, il Misericordiosissimo, il Donatorissimo. Per questo è stato detto: non pensare che la tua gestione di te stesso sia migliore della gestione di Dio per te. Quando questo senso si stabilisce nel cuore, il credente non vive più prigioniero dell’ansia.
Amati: dell’apice dell’affidamento è sapere che la sollecitudine divina non significa attendere la liberazione senza operare; della sincerità dell’affidamento è che l’uomo adempia ciò che può del suo dovere, che prenda le cause, che dispieghi il suo sforzo nella riforma di sé, nel servizio alla gente e nell’edificazione della terra. Ed è di questo senso che abbiamo più bisogno, mentre siamo impegnati nella nostra patria in grandi cantieri e sfide crescenti per il profitto del nostro paese, in questo Marocco, il Regno Sceriffo, nel Marocco ascendente che ha bisogno di serietà e di padronanza: le esigenze dell’organizzazione del Mondiale 2030 aprono un vasto campo d’opera e di responsabilità; altrettanto il rafforzamento dello Stato sociale e la realizzazione della giustizia sociale e territoriale; tutto ciò esige uomini e donne che credano che l’affidamento non dispensa dall’opera, e che l’amore della patria si traduca in sforzo, responsabilità ed eccellenza nei posti di lavoro. Non è dell’affidamento che auguriamo il bene al nostro paese senza operarvi; l’affidamento è che dispieghiamo tutto il nostro potere dal nostro posto, e che poi affidiamo la faccenda a Dio e ci accontentiamo di ciò che Egli decreta dopo aver dispiegato ciò che potevamo.
Signore e signori: questa educazione che rende il credente capace di portare la responsabilità e di sopportarla, costante nei rigori, è ciò che hanno incarnato le vie sufie autentiche, unite dalle loro catene di trasmissione lungo la loro marcia e la loro storia, e dalle loro raccomandazioni e dai loro fondamenti rafforzati nella religione: hanno fatto della purificazione un cammino verso l’edificazione dell’uomo, del dhikr uno sprone per l’opera, e della richiesta morale un fondamento dell’opera retta, sostenendo i pilastri della buona vita, servendo la società, in fedeltà alla patria e in attaccamento alle costanti religiose e nazionali, all’ombra del Comandante dei Credenti, lontano dall’eccesso, dalle querelle e dalle chiacchiere. Perché il sufismo veridico non aumenta il credente che in umiltà, in prossimità di Dio, in profitto e in beneficio per le creature.
O Dio, concedici la sincerità dell’affidamento a Te, la buona rimessione a Te, la fiducia nella Tua buona gestione e la tranquillità del cuore nel Tuo ricordo; e non fare che i nostri cuori si attacchino alle cause piuttosto che al Causatore delle cause. O Dio, concedici la serietà nell’opera e la sincerità nel servizio ai Tuoi servi e al Tuo paese; fa’ di noi chiavi del bene, proficui ovunque siamo.
O Dio, proteggi il Comandante dei Credenti, Sua Maestà il re Mohammed VI; sostienilo con il successo e la direzione; rivestilo dell’abito della salute e del benessere; rallegra il suo occhio per il principe ereditario, Sua Altezza Reale il nobile principe Moulay Hassan; fa’ di lui per lui una buona crescita e rafforzalo per il suo beato fratello, Sua Altezza Reale il principe Moulay Rachid; proteggi tutti i membri della famiglia reale sceriffa. O Dio, proteggi il nostro paese il Marocco; perpetua su di esso i benefici della sicurezza, della protezione, dell’unità e della stabilità; fa’ del nostro paese un paese di religione e un benessere per il bisognoso e il povero; concedigli il successo in ciò che fa il bene del paese e dei servi; benedici la sua marcia di sviluppo; guida i suoi figli verso ciò che fa la sua riforma e la sua prosperità; proteggi tutti i paesi dei musulmani; spandi la Tua misericordia, la pace e la sicurezza; allontana da noi le guerre e i conflitti su questa terra e nel nostro mondo in cui viviamo; fa’ di noi genti di pace, di convivenza, di protezione e di sicurezza.
E che Dio preghi sul nostro signore Muhammad, per cui i nodi si sciolgono, le angosce si dissipano, i bisogni si esaudiscono, i desideri si ottengono e i buoni fini si raggiungono, e per il cui nobile volto le nubi danno la pioggia; così come sulla sua famiglia e sui suoi compagni a ogni istante e a ogni respiro, nel numero della Tua scienza. Gloria al tuo Signore, il Signore della potenza, al di sopra di ciò che descrivono; e pace sugli inviati; e lode a Dio, il Signore dei mondi.»
Paura della malattia, del disagio, dell’avvenire, del fallimento delle cause: l’uomo porta una preoccupazione che non può dominare, come se gli fosse chiesto di gestire ogni cosa da solo. Su questa diagnosi si apre l’insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, sceicco della via, pronunciato in arabo il 4 ottobre 2026 nell’episodio 327 delle veglie Layali al-Wissal della Fondazione Al Moultaqa. Il rimedio porta un nome: il tawakkul, l’affidamento del cuore a Dio, riassunto nel titolo annunciato dell’intervento, «la tranquillità del cuore quando il servo affida tutta la sua faccenda a Dio».
Il Wakil, colui che si carica di tutto
Primo appiglio: il nome divino attorno al quale si articola tutto il discorso. La sura az-Zumar, I Gruppi (39:62), dice: «Allah è il Creatore di ogni cosa, e di ogni cosa Egli è Garante.» Il Wakil, spiega l’insegnamento, è colui che si carica della faccenda di chi si riposa su di Lui, che lo custodisce, che gestisce le sue faccende, che abbraccia tutti i suoi stati. Conseguenza diretta: se nulla nell’universo sfugge a questa gestione, se nessun movimento avviene lontano dalla Sua scienza, dalla Sua volontà e dalla Sua potenza, allora la rimessione della faccenda (tafwid) diventa la porta della tranquillità. Il cuore che sa dove si trova la sua faccenda cessa di essere prigioniero di tre catene: la paura dell’ignoto, l’angoscia davanti a ciò che non è avvenuto, il rimpianto su ciò che è passato.
Le cause non lavorano mai sole
Il tawhid taglia il malinteso che nutre l’inquietudine: le cause non agiscono indipendentemente dal loro Causatore. Le cose non possiedono della propria faccenda che le proprietà che Dio vi ha deposto. E gli esempi sono scelti nella memoria profetica: il fuoco che diventa, all’ordine di Dio, «frescura salutare» per Abramo (al-Anbiya’, 21:69), il mare spaccato in cammino di salvezza per Mosè e i suoi (ash-Shu’ara’, 26:63). Una causa vale solo ciò che Dio vi ha messo; non si affranca dalla Sua volontà in nessun istante.
Prendere le cause, affidare il risultato
L’insegnamento rifiuta allora le due letture pigre del tawakkul. Non è l’abbandono dei mezzi, non è la resa dell’impotenza. È prendere le cause sapendo che il risultato è nella mano del Causatore delle cause; rendere il cuore attaccato al Wakil, non ai mezzi. La consegna si fa concreta: operare, cercare il sostentamento, raddrizzare l’ingiustizia, essere produttivi nella propria società, senza credere un istante che il rizq né la riuscita siano nelle mani della gente. «Legala e affidati a Dio», ricorda il hadith del cammello riportato da at-Tirmidhi: legare la cavalcatura è la parte dell’uomo, la fiducia quella del cuore.
Poi l’argomento che taglia le ruminazioni: dispiega il tuo sforzo, poi affida la tua faccenda a Dio: ciò che Dio ti ha scritto non ti mancherà, e ciò che Egli non ti ha scritto non si otterrà nemmeno con la forza di tutte le creature riunite. Sidi Mounir cita la parola del credente nella sura Ghafir (40:44), «affido la mia sorte ad Allah», poi l’esortazione del Profeta a Ibn ’Abbas (at-Tirmidhi 2516): se la comunità intera si riunisse per giovare o per nuocere, non lo farebbe che di ciò che è scritto; i calami sono stati alzati, i fogli si sono asciugati. E la parola di al-Hasan al-Basri, che fa da metodo: «Quando ho saputo che il mio sostentamento non sarebbe stato preso da nessun altro, il mio cuore si è acquietato; quando ho saputo che la mia opera non sarebbe stata compiuta da nessun altro, mi ci sono applicato da solo.»
La prova della via, messa in pratica
L’insegnamento prende allora una piega insolita: lascia il registro del principio per quello della storia vissuta. Dopo il decesso di Sidi Jamal al-Din al-Qadiri Boutchich, Dio santifichi il suo segreto, la via Qadiriya Boutchichiya ha attraversato una prova che non fu facile: calunnie, asserzioni, falsità, che provavano la sincerità della compagnia, la stabilità dei cuori e la fedeltà dei discepoli ai testamenti dei loro sceicchi. Davanti a ciò, Sidi Mounir ricorda due punti di riferimento. La parola profetica riportata da al-Bukhari e Muslim: «Il musulmano è colui dalla cui lingua e dalla cui mano i musulmani sono preservati, e l’emigrante è colui che abbandona ciò che Dio ha proibito.» E il hadith della Ka’ba, riportato da Ibn Maja e at-Tabarani: la sacralità del credente presso Dio supera quella della Casa, il suo bene, il suo sangue e la buona opinione che gli è dovuta.
La risposta dei fedeli, della via e dei suoi figli «nel paese e fuori dal paese», sta in una sequenza che il discorso dettaglia: tenere ciò che è stato ricevuto dagli sceicchi in educazione e in conoscenza, pensare bene di Dio, affidargli la faccenda, non trasformare il turbamento delle circostanze in turbamento dei cuori, e fare dell’affidamento un movente di costanza, di fedeltà e di servizio. La conseguenza, secondo l’insegnamento: la via ha proseguito la sua rotta d’amore e di lavoro nella calma, lontano dal frastuono e dalle chiacchiere, preferendo l’azione alla parola e la buona opinione di Dio all’occupazione di ciò che divide.
La lezione di questa storia deborda il suo contesto. La sollecitudine divina non significa l’assenza delle prove: significa che il cuore resta acquietato in Dio in mezzo alla prova. Fare del rigore una fonte di forza, leggere nelle porte chiuse la spinta verso altre porte che Dio apre là dove uno non aspettava nulla.
Il veleno del controllo
Perché l’ansia ritorna? Perché l’uomo tenta di portare ciò che non è alla sua portata: vuole controllare i risultati, la gente, l’avvenire, le circostanze, e dimentica che al di sopra di ogni gestione sta la gestione del Creatore, il Misericordiosissimo, il Donatorissimo. La sentenza trattenuta dal discorso merita di essere citata tale quale: «Non pensare che la tua gestione di te stesso sia migliore della gestione di Dio per te.»
Il tawakkul diventa lavoro
Ultimo movimento, il più inatteso per chi immagina la fiducia in Dio come un ritiro interiore: si paga in lavoro. La sollecitudine divina non significa attendere la liberazione senza operare. L’affidamento sincero passa per il dovere compiuto, le cause prese, lo sforzo dispiegato nella riforma di sé, il servizio alla gente e l’edificazione della terra.
E l’applicazione è immediata: i cantieri del Marocco, dall’organizzazione del Mondiale 2030 al rafforzamento dello Stato sociale e alla giustizia territoriale, esigono uomini e donne per cui l’amore della patria si traduce in sforzo, responsabilità ed eccellenza nel posto occupato. Augurare il bene al proprio paese senza operarvi non è affidamento; dispiegare tutto il proprio potere dal proprio posto, poi affidare la faccenda a Dio e accettare ciò che Egli decreta, lo è. È questa la pedagogia che le vie sufie autentiche hanno portato attraverso la loro storia, riassume l’insegnamento: la purificazione come cammino verso l’edificazione dell’uomo, il dhikr come sprone dell’opera, la richiesta morale come fondamento dell’azione retta; il tutto lontano dall’eccesso, dalle querelle e dalle chiacchiere, perché «il sufismo veridico non aumenta il credente che in umiltà, in prossimità di Dio, in profitto e in beneficio per le creature».
La preghiera di chiusura
L’insegnamento si conclude in invocazione: che Dio conceda la sincerità dell’affidamento, la buona rimessione, la fiducia nella Sua gestione e la tranquillità del cuore nel Suo ricordo; che faccia degli ascoltatori «chiavi del bene, proficui ovunque siano». Segue, com’è d’uso in queste veglie, il du’a’ per il Regno del Marocco, Sua Maestà il re Mohammed VI, il principe ereditario Moulay Hassan, il principe Moulay Rachid e la famiglia reale alawita, poi per la pace e la convivenza su tutta la terra.
Prendere le cause, tenere il cuore presso il Causatore: la formula sta in una riga, la sua pratica occupa una vita. Per andare oltre nella via che insegna questo camminare, la presentazione della Tariqa Qadiriya Boutchichiya colloca la trasmissione, e l’insegnamento vicino di Onore e Costanza, tratto dall’episodio seguente, prolunga lo stesso discorso sulla dignità del credente nella prova. Le domande frequenti sul sufismo rispondono ai primi passi.
Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich in Layali al-Wissal n. 327 (Fondazione Al Moultaqa), intervento in arabo delimitato da 00:45:10 a 00:58:16. Articolo redatto a partire dalla trascrizione, incrociata con la traccia di traduzione automatica della fonte; citazioni riportate fedelmente nel senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro.
Domande frequenti
Che cos'è il tawakkul?
Il tawakkul è l'affidamento del cuore a Dio: prendere le cause con serietà sapendo che il risultato appartiene al Causatore delle cause. Per Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich non è né l'abbandono dei mezzi né la passività, ma l'attaccamento del cuore al Wakil, il Garante, piuttosto che ai mezzi.
Quale versetto del Corano fonda la fiducia in Dio?
La sura az-Zumar (39:62): «Allah è il Creatore di ogni cosa, e di ogni cosa Egli è Garante»; e la sura Ghafir (40:44): «affido la mia sorte ad Allah. Allah è, in verità, Chiaroveggente sui servi».
Il tawakkul dispensa dal lavoro?
No. Sidi Mounir lo dice senza giri di parole: attendere la liberazione senza operare non è fiducia. Il credente compie il suo dovere, prende le cause, dispiega il suo sforzo nella propria riforma, nel servizio alla gente e nell'edificazione della terra, poi affida la faccenda a Dio.
Quale hadith illustra la fiducia in Dio?
L'esortazione profetica a Ibn 'Abbas riportata da at-Tirmidhi (2516): se tutta la comunità si riunisse per giovarti, non ti gioverebbe che di ciò che Dio ti ha scritto; i calami sono stati alzati e i fogli si sono asciugati.




