Confidare in Dio: agire pienamente senza voler controllare tutto
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Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, sceicco della via, tratto dall’episodio 327 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmesso il 4 ottobre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Pronunciato in francese.
Estratto di 9 min 18 s (01:20:14 → 01:29:32). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 327, canale della Fondazione Al Moultaqa.
Una gran parte delle nostre inquietudini viene dalla volontà di controllare ciò che non dipende da noi: i risultati, le circostanze, gli altri, l’avvenire. La diagnosi è semplice, la risposta sta in una parola: confidare in Dio. È il titolo annunciato dell’intervento in francese di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, sceicco della Tariqa Qadiriya Boutchichiya, pronunciato il 4 ottobre 2026 nella veglia Layali al-Wissal n. 327 della Fondazione Al Moultaqa, in eco all’insegnamento in arabo che aveva appena dato nella stessa emissione.
Una fiducia messa alla prova dei fatti
L’insegnamento non comincia da una definizione ma da una storia, quella che la via ha appena attraversato. Dopo il decesso di Sidi Jamal al-Din, suo padre e maestro, le circostanze sono state difficili: la sincerità del legame spirituale, la fermezza dei cuori e la fedeltà dei discepoli alle raccomandazioni del loro maestro sono state messe alla prova, di fronte alla propagazione di controverità, accuse e menzogne.
Certi, nota egli, hanno dimenticato due cose: la parola profetica secondo cui il musulmano è colui dalla cui lingua e dalla cui mano i musulmani sono al sicuro (hadith riportato da al-Bukhari e Muslim), e che il vero sufismo consiste nel rivestire i caratteri più nobili e nell’abbandonare i più vili. Cita anche il hadith della Ka’ba: la sacralità del credente, il suo bene, il suo sangue, la buona opinione che gli si deve, è più grande presso Dio di quella della Casa.
Ma gli uomini e le donne della via, in Marocco come all’estero, sono rimasti attaccati all’educazione ricevuta, fedeli al testamento di Sidi al-Hajj al-Abbas, di Sidi al-Hajj al-Hamza e di Sidi Jamal. Hanno posto la loro fiducia in Dio e hanno rifiutato che il turbamento delle circostanze raggiungesse il loro cuore. Ne hanno fatto una sorgente di costanza, di fedeltà e di servizio: la via ha proseguito il suo cammino nell’amore, nella serenità e nella discrezione, scegliendo l’azione piuttosto che le parole e il bello agire piuttosto che le polemiche.
Una porta che si chiude ne apre un’altra
La lezione che il camminante ne trae: la protezione divina non significa l’assenza delle prove. Significa che nel momento della prova il cuore resta in pace e trova la forza di continuare. Una porta può chiudersi, ma Dio ne apre un’altra là dove meno la si aspettava. La promessa figura nella sura at-Talaq (65:2-3): «a chi teme Allah, Egli gli darà un’uscita favorevole e gli concederà i Suoi doni per vie su cui non contava. E a chi pone la sua fiducia in Allah, Egli gli basta.»
L’affanno di dirigere, da cui bisogna riposarsi
Giunge allora il passaggio di saggezza che il discorso fa risuonare come una chiave. Ibn ‘Ata’ Allah al-Iskandari lo scrive nei suoi Hikam: «Riposati dall’affanno di dirigere le tue faccende; di ciò di cui un altro da te si è incaricato per te, non incaricarti tu stesso.» Quando questa verità si insedia nel cuore, l’uomo cessa di vivere nell’angoscia permanente. Agisce, ma non si aggrappa ai risultati. Lavora, ma non porta da solo il peso dell’avvenire.
L’immagine degli uccelli
Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha riassunto la fiducia in un’immagine, riportata da at-Tirmidhi (2344): «Se vi rimetteste a Dio come si deve, Egli provvederebbe ai vostri bisogni come provvede a quelli degli uccelli: partono al mattino col ventre vuoto e tornano alla sera saziati.» Sidi Mounir ne trae la morale esatta: l’uccello non resta nel nido. Esce, cerca, poi riceve. Dobbiamo dare il meglio di noi stessi, poi affidare il risultato a Dio.
Atti pieni, cuore libero
Il senso profondo della fiducia sta allora in una frase da spiegare: agire pienamente senza voler controllare tutto, prendere i mezzi senza sottoporvi il cuore, lavorare con responsabilità e poi rimettersi a Dio. Quando questa fiducia si radica, l’uomo non cessa di agire: cessa semplicemente di portare da solo il peso del risultato. Prepara l’avvenire senza sacrificare la pace del presente, attraversa le prove senza perdere la speranza, avanza con la certezza che Dio pesa i cuori, guida i passi e accetta le opere.
La vera spiritualità, insiste il discorso, non separa la relazione con Dio dalla responsabilità verso gli uomini: non può condurre che a più umiltà, più prossimità a Dio, più beneficenza e più utilità per la società. E ciascuno è invitato al ruolo: «siete tutti ambasciatori di questi valori spirituali, universali e umani, di questa scienza che è il sufismo, la stazione dell’eccellenza nell’islam».
L’intervento si chiude, com’è d’uso, con invocazioni: che Dio riempia i cuori di fiducia in Lui nell’agio come nella prova, preservi la patria, assista Sua Maestà il re Mohammed VI e lo ricompensi per ciò che compie per il Marocco, e propaghi la pace sulla terra, «nella convivenza, nell’amore e nel rispetto del prossimo».
La versione araba dello stesso insegnamento, più sviluppata, è oggetto dell’articolo La tranquillità del cuore: l’hadith di Ibn ’Abbas, gli esempi di Abramo e di Mosè, e l’applicazione ai cantieri della nazione vi sono dettagliati.
Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich in Layali al-Wissal n. 327 (Fondazione Al Moultaqa), intervento in francese delimitato da 01:20:14 a 01:29:32. Articolo redatto a partire dalla trascrizione; citazioni riportate fedelmente nel senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro.
Domande frequenti
Come confidare concretamente in Dio?
Secondo l'insegnamento di Sidi Mounir: agire pienamente senza voler controllare tutto, prendere i mezzi senza sottoporvi il cuore, lavorare con responsabilità e poi rimettersi a Dio. L'hadith degli uccelli dà l'immagine: partono al mattino col ventre vuoto e tornano alla sera saziati.
Da dove viene la nostra ansia, secondo questo insegnamento?
Dalla volontà di controllare ciò che non dipende da noi: i risultati, le circostanze, gli altri, l'avvenire. Ibn 'Ata' Allah al-Iskandari scrive negli Hikam: «Riposati dall'affanno di dirigere le tue faccende; di ciò di cui un altro da te si è incaricato per te, non incaricarti tu stesso.»
Quale versetto promette un'uscita a chi si rimette a Dio?
La sura at-Talaq (65:2-3): «a chi teme Allah, Egli darà un'uscita favorevole e gli concederà i Suoi doni per vie su cui non contava. E a chi pone la sua fiducia in Allah, Egli basta».
Il tawakkul esime dall'agire?
No. L'uccello non resta nel nido: esce, cerca, poi riceve. Dare il meglio di sé e poi affidare il risultato a Dio: tale è la formula dell'insegnamento.




