Onore e costanza: la dignità del credente di fronte alla prova

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Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, shaykh della via, tratto dall’episodio 328 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), diffuso l’11 ottobre 2026 sul canale della Fondation Al Moultaqa. Testo di accompagnamento redatto dalla redazione.

Estratto di 6 minuti e 36 secondi (01:35:25 → 01:42:01). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 328, canale della Fondation Al Moultaqa.

Che cosa vale un essere umano agli occhi di Dio? La domanda è diretta, la risposta anche. Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, shaykh della via, la apre con un versetto che fissa la misura e con un hadith che sposta tutto: l’inviolabilità del credente supera quella della Casa più sacra della terra.

«Abbiamo onorato i figli di Adamo»: la misura che fissa il Corano

La sura al-Isrâ’, Il Viaggio notturno (17:70), dichiara: «In verità, abbiamo onorato i figli di Adamo. Li abbiamo portati sulla terra e sul mare, li abbiamo provvisti di cose buone e li abbiamo preferiti chiaramente a molte delle Nostre creature».

L’onore non è una promessa vaga. È detto al passato: Dio l’ha già conferito. Portati sulla terra e sul mare, provvisti di cose buone, preferiti a gran parte della creazione. E l’insegnamento insiste su un punto: questo onore ha una misura. Si porta, si rispetta, e si può anche perdere.

Davanti alla Kaaba: il credente più sacro della Casa

Abdallah ibn Omar, che Dio sia soddisfatto di lui, riferisce una scena che ha visto con i propri occhi. Il Profeta, pace e benedizioni di Dio su di lui, girava intorno alla Kaaba e le si rivolgeva: «Quanto sei buona e quanto è buono il tuo profumo! Quanto sei grande e quanto è grande la tua inviolabilità! Per Colui che tiene l’anima di Muhammad nella Sua mano, l’inviolabilità del credente è più grande presso Dio della tua: i suoi beni, il suo sangue, e che di lui si pensi solo il bene».

Il hadith figura nel Sunan Ibn Majah (n. 3932), giudicato autentico da al-Albani. Un credente vale di più, agli occhi di Dio, della Casa più sacra della terra. La conseguenza è immediata: se questo onore esiste, che cosa ne facciamo di quello degli altri? Lo rispettiamo in ciò che diciamo, in ciò che facciamo?

La lingua e la mano: qui si riconosce la fede

Il Profeta, pace e benedizioni di Dio su di lui, ha dato il criterio in un hadith riferito da al-Bukhari e Muslim: «Il musulmano è colui dalla cui lingua e dalla cui mano i musulmani sono al sicuro».

Nessuno deve temere ciò che diciamo né ciò che facciamo. Qui si riconosce la fede: non nell’apparenza né nelle parole. Per questo i maestri della via hanno sempre detto che il sufismo è condotta intera: adornarsi di ogni virtù e abbandonare ogni comportamento vile. Gli shuyukh, ricorda l’insegnamento, educano le anime e guidano verso Dio; insegnano con l’esempio, non soltanto con il discorso.

Quando l’onore è attaccato: la prova che rivela

Poi il tono cambia. Che cosa fare quando quell’onore riceve attacchi? Quando circolano le dicerie, quando si diffondono le accuse e le menzogne?

Sono prove, e le prove rivelano tre cose: la sincerità della nostra compagnia, la fermezza dei nostri cuori, la nostra fedeltà a ciò che i maestri hanno trasmesso. Nulla di tutto questo si finge. Il rumore finisce sempre per passare; ciò che resta è lo stato del cuore quando il rumore l’ha colpito.

Agire anziché parlare: la costanza come risposta

Quelli che sono rimasti fedeli hanno fatto una scelta. Non hanno lasciato che il turbamento entrasse nei loro cuori, hanno riposto la loro fiducia in Dio. E quella fiducia li ha resi costanti, fedeli, utili agli altri.

Nel concreto: continuare la propria opera con calma, serenità, rispetto e sincerità. Tenersi lontani dal rumore, dalle polemiche, dai pettegolezzi. Preferire i fatti alle parole, cercare ciò che unisce i cuori anziché ciò che li divide. E questo porta frutto. La vicinanza di Dio non promette una vita senza prove; significa che il cuore resta in pace con Lui mentre la prova dura. Quando una porta si chiude, se ne cerca un’altra, e Dio apre porte dove non ci si aspettava.

«Affido la mia sorte a Dio»: la pace in mezzo alla prova

Tutto si riassume così: fare del proprio meglio e affidare il resto a Dio. Come dice il Sacro Corano per bocca del credente della famiglia del Faraone, sura Ghafir, Il Perdonatore (40:44): «Affido la mia sorte a Dio. In verità, Dio vede i Suoi servitori».

L’insegnamento si conclude, come d’uso negli incontri della via, con un’invocazione: che Dio purifichi i cuori dal rancore e dal sospetto, ci insegni a rispettare l’onore di ciascuno e a rispondere alla prova con costanza anziché con rumore e maldicenza. Vi si rivolge una preghiera per il regno del Marocco, per Sua Maestà il re Mohammed VI, comandante dei credenti, e per il principe ereditario Moulay El Hassan, poi per la pace nel mondo intero.

Dall’onore conferito ai figli di Adamo alla costanza del cuore nella prova, il cammino tracciato è quello del suluk, l’andare spirituale come lo trasmette la via Qadiriya Boutchichiya. Per andare oltre: la pagina sulla guida spirituale, una sessione di dhikr a Parigi come nelle altre città di Francia, o le domande frequenti per i primi passi.

Domande frequenti

Quale versetto del Corano afferma l’onore dei figli di Adamo?

Il versetto 70 della sura al-Isrâ’, Il Viaggio notturno (sura 17): «In verità, abbiamo onorato i figli di Adamo. Li abbiamo portati sulla terra e sul mare, li abbiamo provvisti di cose buone e li abbiamo preferiti chiaramente a molte delle Nostre creature».

Che cosa dice il hadith sull’inviolabilità del credente?

Riferito da Abdallah ibn Omar nel Sunan Ibn Majah (n. 3932): il Profeta, pace e benedizioni di Dio su di lui, si rivolge alla Kaaba mentre le gira intorno: l’inviolabilità del credente, i suoi beni, il suo sangue e la buona opinione che gli si deve, è più grande presso Dio di quella della Kaaba stessa.

Come definisce il sufismo la buona condotta?

I maestri della via riassumono il sufismo in una parola: è condotta intera. Adornarsi di ogni virtù e abbandonare ogni comportamento vile. La fede si riconosce nel concreto: nessuno deve temere né la lingua né la mano del credente.

Come rispondere alle calunnie e alle accuse secondo questo insegnamento?

Con costanza e non con rumore: affidarsi a Dio, continuare la propria opera con calma e rispetto, agire invece di parlare, e cercare ciò che unisce i cuori anziché ciò che li divide.