Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich

Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, guida della via Qadiriya Boutchichiya

Sidi Mounir al-Qadiri al-Boutchichi è l’attuale guida della tariqa Qadiriya Boutchichiya. Figlio primogenito di Sidi Jamal (1942-2025) e nipote di Sidi Hamza (1918-2017), è cresciuto alla zāwiya di Madagh, nella pianura di Berkane nel Marocco nord-orientale, e rappresenta la quarta generazione di guide della via.

Una formazione nel cuore di Madagh

Sidi Mounir è cresciuto nell’atmosfera della zāwiya madre, educato sia dal nonno Sidi Hamza sia dal padre Sidi Jamal. Il suo nome è preceduto, nei documenti della via, dal titolo di «Moulay», che segna l’appartenenza della famiglia alla discendenza del Profeta Muhammad, attraverso suo nipote Hassan. Appartiene alla generazione che ha visto Madagh passare da centro regionale a capitale spirituale internazionale: è durante la sua infanzia e la sua giovinezza che i ritiri si sono sviluppati, che la zāwiya si è ingrandita e che i primi discepoli europei e americani sono arrivati in numero.

Sul piano iniziatico, la via lo presenta come il depositario del sirr (il segreto) e dell’idhn (l’autorizzazione) trasmessi da suo padre, conformemente alla catena iniziatica che lega ogni guida a chi l’ha preceduta.

Un percorso universitario tra Oujda, Rabat e Parigi

La formazione di Sidi Mounir non si è limitata all’insegnamento della zāwiya. Il suo percorso universitario, verificabile nelle schede di autorità accademiche, incrocia il diritto islamico e le scienze umane:

L’argomento della tesi non è casuale: Abû Ṯâlib al-Makkî (morto nel 996), autore della Nourriture des cœurs, è una delle fonti maggiori della psicologia spirituale del sufismo classico, e il «cuore» è precisamente l’organo di conoscenza che la via pone al centro del proprio insegnamento. La scelta dottorale di Sidi Mounir illumina la continuità del suo lavoro: rileggere la scienza del cuore dei primi secoli alla luce degli strumenti universitari contemporanei.

L’Incontro Mondiale del Sufismo e la Fondazione Al Moultaqa

Dal 2007 Sidi Mounir dirige l’Incontro Mondiale del Sufismo, il convegno annuale organizzato a Madagh che riunisce, secondo il comitato organizzatore, più di ottanta ricercatori e accademici intorno a una problematica d’attualità: la pace delle civiltà, l’etica, l’economia sociale e, nel 2024, l’impatto dell’intelligenza artificiale sui valori umani. Questo incontro ha fatto di Madagh un luogo di dialogo tra la tradizione sufi e la ricerca universitaria, in collaborazione in particolare con il Centro euromediterraneo di studio dell’islam attuale.

Nel 2015 ha creato la Fondazione Al Moultaqa, organizzazione senza scopo di lucro posta sotto il patronato del re Mohammed VI, di cui assicura la presidenza. La fondazione opera in quattro direzioni: cittadinanza responsabile, economia sociale e solidale, ecologia e dialogo interculturale per la pace. Porta in particolare il Village solidaire, un dispositivo di azioni sociali organizzato a margine dei grandi raduni della via.

Già in vita del padre, Sidi Mounir assumeva l’essenziale delle funzioni di direzione della confraternita, in particolare attraverso queste due istituzioni. I temi scelti per gli Incontri, che presiede ogni anno, tradiscono la sua lettura della via: «Sufismo e cultura della pace» nel 2016, l’equilibrio tra eredità e modernità nelle edizioni successive e dunque, recentemente, la questione dell’intelligenza artificiale. Il sufismo non vi è mai trattato come un patrimonio museale, ma come una scienza dell’etica confrontata con i problemi del presente.

La designazione per testamento

La successione di Sidi Jamal era stata preparata pubblicamente. Nel suo testamento spirituale, redatto a Madagh il 5 dicembre 2024, Sidi Jamal designa suo figlio in termini che non lasciano equivoci:

«Questo segreto, che mi è stato concesso e che si è fermamente stabilito nel mio cuore, è lo stesso segreto concesso e stabilito nel cuore di mio figlio, la buona novella annunciata dai conoscitori di Allah, Sidi Mounir.»

Lo stesso testo lo qualifica di «luna splendente nel cielo della via» e di «colui che raccoglie la scienza della shari’a e la realtà della conoscenza divina». In occasione della dikra del 2025, la commemorazione annuale di Sidi Hamza, Sidi Jamal aveva già rinnovato davanti all’assemblea la formula con cui il proprio padre l’aveva designato: «Ciò che io custodisco, lo custodisce anche Sidi Mounir».

Alla morte di Sidi Jamal, l’8 agosto 2025, Sidi Mounir ha dunque preso la direzione della confraternita, in continuità con i testamenti del padre e del nonno.

La guida della via dall’agosto 2025

Il profilo di Sidi Mounir disegna una continuità più che una rottura. Formato dalle due guide precedenti, dottore in scienze religiose, organizzatore di lunga data della vita intellettuale e sociale della zāwiya, prolunga l’insegnamento dei suoi avi su tre assi che erano già i suoi: l’universalità della via, aperta a tutti gli orizzonti sociali e culturali; l’etica come traduzione concreta della spiritualità; e lo sviluppo del «capitale umano», cioè la formazione delle persone quanto il loro risveglio interiore.

In Francia, dove la via riunisce praticanti in otto città, la sua formazione universitaria francese e la sua conoscenza dell’Occidente ne fanno un interlocutore particolarmente in grado di prolungare il dialogo avviato da Sidi Hamza con la cultura europea. La via non chiede al discepolo di cambiare vita esteriore: si resta studenti, lavoratori, genitori. Ciò che la guida educa, attraverso il dhikr, la sohba e l’esempio, è la disposizione interiore, quella «sottile punta dell’essere» di cui suo nonno diceva che è il luogo della percezione spirituale.

Per approfondire

Fonti