Il buon carattere, frutto del cuore purificato
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Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, sceicco della via, tratto dall’episodio 325 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmesso il 20 settembre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Pronunciato in arabo; testo di accompagnamento redatto dalla redazione.
Estratto di 7 min 55 s (00:32:35 → 00:40:30). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 325, canale della Fondazione Al Moultaqa.
Traduzione letterale dell’intervento (dall’arabo)
Poiché l’intervento è pronunciato in arabo, ecco la sua traduzione letterale in italiano, dall’inizio alla fine. L’articolo qui sotto ne presenta il senso e la struttura; questo testo segue il discorso parola per parola, dalla hamdala d’apertura al saluto finale.
«Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
Lode a Dio che ha purificato le anime attraverso i nobili caratteri, che ha fatto della rettitudine dei cuori il fondamento della rettitudine delle opere, e che ha fatto dell’uomo il Suo vicario sulla terra, incaricato di edificarla con il bene e con l’eccellenza. La preghiera e il saluto siano sul nostro signore Muhammad, che disse: “Non sono stato inviato se non per portare a compimento i nobili caratteri”, e sulla sua famiglia, i suoi compagni e coloro che si guideranno alla sua luce fino al giorno del Giudizio.
Ciò detto, signore e signori: tra ciò di cui l’uomo ha più grande bisogno, nel suo cammino verso Dio come nel suo cammino attraverso la vita, vi è che riunisca la rettitudine del foro interiore e la rettitudine dell’esterno: un cuore che conosce Dio, un’anima che si purifica, e una condotta che traduce questo nei rapporti con la gente e nell’opera retta sulla terra.
Dio, glorificato ed esaltato, dice nel Suo Libro decisivo: “O genti! Vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina, e vi abbiamo fatto popoli e tribù perché vi conosceste gli uni gli altri. Il più nobile di voi presso Dio è il più pio di voi.” La misura della nobiltà presso Dio non è né l’aspetto dell’uomo, né la sua fortuna, né il suo rango: è la sua pietà e ciò che di essa appare nel suo cuore e nelle sue opere. E il nostro signore Muhammad, signore delle creature, disse: “Dio non guarda né le vostre apparenze né i vostri beni, ma guarda i vostri cuori e le vostre opere.”
Amati: il carattere non è un ornamento che si aggiungerebbe alla vita dell’uomo; è il frutto della fede quando si installa nel cuore e l’opera la conferma. L’educazione spirituale fa vedere il suo frutto e il suo effetto in condotta e in carattere, nel modo di trattare i servi di Dio. L’imam Abu Hamid al-Ghazali disse: “Le opere sono il risultato dei caratteri e delle buone maniere, il fluire delle conoscenze e dei segreti dei cuori verso i luoghi dove germinano gli atti e da cui sgorgano.” Quando il cuore è retto, le membra si raddrizzano; quando l’uomo è veritiero verso Dio, è veritiero verso le Sue creature. Per questo dicono i cultori dell’educazione: la rettitudine del cuore si conosce dal suo effetto; ciò che si stabilisce nel foro interiore deve necessariamente apparire all’esterno, in condotta, in carattere, in bel modo di trattare.
Il nobile carattere non è soltanto che l’uomo sia dolce nelle sue parole; è che l’onestà, la veracità, la misericordia, la giustizia e l’eccellenza diventino una via nella sua vita e nei suoi rapporti con le creature: misericordioso dove si trova, degno di fiducia nel suo lavoro, veritiero nei suoi affari, scrupoloso nella sua responsabilità, giusto nel suo dissenso, misericordioso nel suo potere sulla gente. È allora che il carattere passa dallo spazio dell’individuo a una forza che edifica la società: che l’uomo sia utile alla gente, come è venuto nel hadith: “I più amati degli uomini presso Dio sono i più utili agli uomini.” L’onestà produce la fiducia, la veracità produce la credibilità, la cura produce la qualità, la giustizia custodisce i diritti, e il senso della responsabilità fa sì che l’uomo compia il suo dovere anche quando nessuno lo guarda.
Signore e signori: Dio ha creato l’uomo per edificare la terra e attivarsi nelle sue distese, e per fare della scienza e dell’opera, in tutti i campi della vita, economici, culturali, sociali, politici e altri, un mezzo per fare il bene alle creature e per riparare la vita. L’islam non pone la scienza di fronte alla religione, né il progresso di fronte ai valori: chiama a una scienza che guidi, a un’opera che giovi, a un progresso che custodisca la dignità dell’uomo. Noi diciamo: quando la scienza incontra i valori, la ragione il carattere, l’opera la responsabilità, il progresso diventa edificazione, la conoscenza diventa servizio, e la capacità diventa un deposito. Più la capacità dell’uomo si allarga, più la sua coscienza deve allargarsi con essa; più la sua scienza cresce, più cresce la sua responsabilità di sincerità e di veracità; più possiede una forza capace di influire sulla gente, sull’ambiente e sulla società, più ha bisogno della bilancia del carattere e della saggezza.
Amati: viviamo in un mondo dove si ergono molte sfide: la corruzione e l’opportunismo, il frastuono e i conflitti, le disuguaglianze sociali, la violazione dei diritti, l’inquinamento, il deterioramento dell’equilibrio ambientale, i rischi dello spazio digitale e della tecnologia moderna. Il bisogno del carattere non è più un lusso: è diventato una necessità per proteggere l’uomo e proteggere la struttura della società. E l’educazione spirituale, nella sua dimensione umana, si riassume così: purificazione del foro interiore, riparazione dell’esterno, eccellenza nel trattare le creature. Tale è il senso del sufismo e il suo scopo: chi conosce Dio non accetta di essere una fonte di danno; chi purifica la sua anima non mette il suo interesse al di sopra dell’interesse della gente; chi sente il deposito non lo tradisce.
O gente del Wissal: anche l’amore della patria è carattere e responsabilità. Come è riferito nell’athar: “L’amore delle patrie fa parte della fede.” La patria non si serve con i soli slogan, ma con la veracità nel lavoro, la cura, la salvaguardia dell’interesse generale, il rispetto della legge, il dono del bene alla gente, e l’attaccamento alle costanti della nazione: la religione e il comando dei credenti. Ciascuno di noi, là dove Dio lo ha posto, sia un costruttore della sua patria: nel suo lavoro, nella sua famiglia, al suo posto, nella sua società. Se l’uomo si raddrizza, la sua opera si raddrizza; se l’opera si raddrizza, l’istituzione si raddrizza; se le istituzioni si raddrizzano, la società si raddrizza; e ciò è un mattone nell’edificazione della patria e dell’uomo. Tale è la saggezza che dobbiamo portare insieme: la rettitudine del cuore si compie solo quando il suo effetto si raddrizza tra le creature; quando il segreto si abbellisce, l’opera si abbellisce; e quando l’uomo si raddrizza, giova a coloro che lo circondano.
O gente del Wissal: vegliamo affinché i nostri caratteri traducano ciò che è nei nostri cuori, che il nostro lavoro sia utile, opera scrupolosa, protezione sincera per la gente, e che il nostro amore della patria sia responsabilità e dono.
O Dio, purifica le nostre anime, rendi puri i nostri cuori, abbellisci i nostri caratteri, e fa’ di noi chiavi del bene e serrature del male. O Dio, concedici una veracità che non si smentisca, un’onestà che non si alteri, una sincerità senza mescolanza; fa’ della nostra scienza un’utilità, delle nostre opere una rettitudine, della nostra vita un servizio ai Tuoi servi e un’edificazione della terra.
E sigilliamo questo incontro nel Regno Sceriffo del Marocco, con veracità, onestà e responsabilità: o Dio, proteggi il Comandante dei Credenti, Sua Maestà il re Mohammed VI; sostienilo con la Tua vittoria, la Tua assistenza e la Tua direzione; rallegra il suo occhio attraverso il principe ereditario, Sua Altezza Reale il principe Moulay Hassan; rafforzalo attraverso suo fratello benedetto, Sua Altezza Reale il principe Moulay Rachid; e proteggi tutti i membri della famiglia reale alawita sceriffa. O Dio, proteggi il nostro paese, il Marocco; mantieni su di esso la grazia della sicurezza, della fede e della stabilità; fa’ di ciascuno dei suoi appuntamenti, legislativi, elettorali, culturali e diplomatici, una riuscita e un successo; guida i suoi figli verso ciò che fa il suo bene e la sua prosperità; fa’ di essi mattoni di rettitudine nell’edificazione del raddrizzamento di questo paese a ogni livello; fa’ di noi genti veritiere e sincere al servizio di questo paese caro e prezioso; proteggi tutti i musulmani e fa’ di noi operai del bene e del carattere muhammadi, affinché serviamo i valori della convivenza, della concordia, della pace, della sicurezza e della quiete. Tu sei certamente capace di ogni cosa e degno di esaudire. La pace sia su di voi, e la misericordia di Dio e le Sue benedizioni.»
«Lode a Dio che ha purificato le anime attraverso i nobili caratteri, che ha fatto della rettitudine dei cuori il fondamento della rettitudine delle opere, e che ha istituito l’uomo Suo vicario sulla terra, incaricato di edificarla con il bene e con l’ihsan.» La hamdala di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich pone da subito la tesi di questo secondo intervento della veglia Layali al-Wissal 325, pronunciato in arabo: il bel carattere non si decreta, germoglia da un suolo.
Ciò di cui si ha più bisogno, sul cammino verso Dio come nella vita, è tenere insieme la rettitudine del foro interiore e quella dell’esterno: un cuore che conosce Dio, un’anima che si purifica, e una condotta che traduce tutto questo nei rapporti con la gente e nell’opera retta sulla terra.
La misura non è l’apparenza
Primo appoggio, il versetto dei Popoli: «O uomini! Vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina, e vi abbiamo fatto popoli e tribù perché vi conosceste gli uni gli altri. Il più nobile di voi presso Dio è il più pio» (49:13). La bilancia della nobiltà, commenta, non è né la forma, né la fortuna, né il rango: è la taqwa e ciò che essa imprime nel cuore e nell’opera.
Il hadith di Muslim (n. 2564) lo dice senza giri di parole: «Dio non guarda né le vostre forme né i vostri beni, ma guarda i vostri cuori e le vostre opere.»
L’etica non è un ornamento
Cuore dell’insegnamento: il carattere non è una decorazione aggiunta alla vita dell’uomo, ma il frutto di ciò che si è fissato nel cuore e che l’azione verifica. La formazione spirituale ha il suo raccolto; anche l’adorazione: la loro traccia appare in condotta e in carattere tra la gente.
Sidi Mounir cita allora l’imam Abu Hamid al-Ghazali: le opere sono la risultante dei caratteri e dell’adab; stillano dalle conoscenze e dai segreti dei cuori verso le sorgenti degli atti. «Se il cuore è retto, le membra si raddrizzano; se l’anima è pura, l’opera è pura; e chi è veritiero con Dio lo è con la gente.» Per questo dicono i cultori della formazione: la rettitudine del cuore si conosce dalla sua traccia: ciò che dimora nel foro interiore deve apparire in comportamento, carattere, bel modo di trattare.
Un metodo di vita, non una cortesia
Il bel carattere non sta nella dolcezza della parola. Diventa metodo di vita quando l’amana, la veracità, la misericordia, la giustizia e l’ihsan regolano i rapporti: misericordioso in casa, degno di fiducia nel lavoro, veritiero nelle relazioni, coscienzioso nella responsabilità, giusto nel dissenso, misericordioso nel potere che si esercita sulla gente.
Lì l’etica esce dallo spazio della teoria per diventare forza che costruisce la società. Sidi Mounir cita il hadith riferito da at-Tabarani: «I più amati degli uomini presso Dio sono i più utili agli uomini.» Poi ne dispiega la meccanica: l’amana produce la fiducia, la veracità la credibilità, la padronanza la qualità, la giustizia preserva i diritti, e il senso della responsabilità fa compiere il dovere anche quando nessuno guarda.
Edificare la terra
L’uomo è creato per edificare la terra (’imarat al-ard) e per fare del sapere e del lavoro, in tutti i campi (economico, culturale, sociale, politico), un mezzo per essere utile alle creature e per riformare la vita. L’islam non contrappone la scienza alla religione né il progresso ai valori: chiede una scienza che guidi, un’azione che giovi, un progresso che preservi la dignità dell’uomo.
Poi la formula si dispiega in ritmo: quando il sapere incontra i valori, l’intelligenza i caratteri, il lavoro la responsabilità, il progresso diventa ’umran, la conoscenza servizio, la capacità amana. E la simmetria si rovescia subito in avvertimento: più il potere dell’uomo si estende, più la sua coscienza deve estendersi; più la sua scienza cresce, più cresce il suo dovere di sincerità e di veracità; più dispone di una forza che agisce sulla gente, sull’ambiente, sulla società, più ha bisogno della bilancia dell’etica e della saggezza.
La nostra epoca fornisce le ragioni: corruzione, opportunismo, rumore e conflitti, disuguaglianze sociali, violazioni dei diritti, inquinamento e squilibrio del vivente, rischi dello spazio digitale. La domanda di etica non è più un lusso, dice: è una protezione dell’uomo e del futuro della società. E allora nomina la cosa: «Tale è il senso del sufismo, e il suo scopo»: chi conosce Dio non accetta di essere una fonte di danno; chi ha purificato la sua anima non mette il suo interesse al di sopra di quello della gente; chi sente l’amana non la tradisce.
Anche l’amore della patria è un carattere
Ultima applicazione, inattesa: «anche l’amore della patria è un carattere e una responsabilità, come è riferito nell’athar: l’amore delle patrie fa parte della fede.» Una patria non si serve con gli slogan: si serve con la veracità nel lavoro, la padronanza del dovere, la protezione del bene comune, il rispetto della legge, il bene fatto alla gente, l’attaccamento alle costanti nazionali e religiose e all’imarat al-mu’minin, il comando dei credenti portato dal re.
Poi l’ingranaggio: se l’uomo si raddrizza, la sua opera si raddrizza; se l’opera si raddrizza, l’istituzione si raddrizza; se le istituzioni si raddrizzano, la società si raddrizza, e si diventa un mattone nell’edificazione della patria e dell’umano. La rettitudine del cuore si compie solo raddrizzandosi fino alla sua traccia tra le creature.
La preghiera di chiusura
L’insegnamento si conclude in invocazione: che Dio purifichi le anime, sbianchi i cuori, abbellisca i caratteri, faccia degli ascoltatori «chiavi del bene e serrature del male», conceda una veracità che non cambi, un’affidabilità che non vacilli, una sincerità senza mescolanza, un sapere utile, un’opera retta, una vita al servizio dei Suoi servi e dell’edificazione della terra.
Segue, com’è d’uso in queste veglie, il du’a’ protocolare per il Regno del Marocco: per il re Mohammed VI, amir al-mu’minin, per il principe ereditario Moulay Hassan, per il principe Moulay Rachid e la famiglia reale alawita, per la sicurezza, la stabilità e gli appuntamenti del paese, prima del saluto finale alle «genti dell’unione».
Insegnamento di Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich in Layali al-Wissal n. 325 (Fondazione Al Moultaqa), intervento in arabo delimitato da 32:35 a 40:30. Articolo redatto a partire dalla trascrizione; citazioni riferite con fedeltà al senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro.
Domande frequenti
Cosa sono i makarim al-akhlaq?
I nobili caratteri: veracità, affidabilità, misericordia, giustizia, eccellenza. Per Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich non sono un ornamento aggiunto alla vita, ma il frutto di ciò che si è fissato nel cuore, messo alla prova dall'azione.
Qual è il rapporto tra purificazione del cuore e buon comportamento?
La condotta retta è la traduzione visibile di un cuore retto. Se il cuore si raddrizza, le membra si raddrizzano; se l'anima è pura, l'opera è pura; chi è veritiero con Dio lo è con la gente. La rettitudine interiore si riconosce dalla sua traccia esteriore.
Come costruisce l'etica la società?
Attraverso la fiducia che l'amana produce, la credibilità che la veracità produce, la qualità che la cura produce. Un hadith riferito da at-Tabarani dice: «I più amati degli uomini presso Dio sono i più utili agli uomini.»
Questo intervento di Sidi Mounir è in francese?
No, è pronunciato in arabo, nella veglia Layali al-Wissal n. 325 della Fondazione Al Moultaqa. Il presentatore ne ha poi dato un riassunto in francese.


