Si può essere sufi senza essere musulmani?

È la domanda che si pongono più spesso gli occidentali interessati al sufismo. La risposta onesta non è un «sì» o un «no» secco, perché sotto la parola «essere sufi» ci sono due cose distinte: gustare il sufismo e camminare in una via sufi.

Ciò che è aperto a tutti

Si può essere profondamente toccati dal sufismo senza essere musulmani: dalla poesia di Rûmî, dalla musica dei qawwâlî, dalla lettura dei maestri, dalla frequentazione di cerchi aperti. La via Qadiriya Boutchichiya propone del resto le sue sessioni di meditazione e di dhikr senza alcun prerequisito religioso: si può venire, ascoltare, meditare, porre domande e non tornare mai più. Nessuno viene sollecitato, nessuno è invitato a convertirsi sotto pressione.

La saggezza sufi stessa si vuole universale nel suo oggetto: il cuore umano, i suoi veli, la sua guarigione. Gli scritti dei maestri parlano a ogni coscienza che si pone la domanda della propria verità.

Ciò che il cammino richiede

Camminare in una via iniziatica è un’altra cosa: significa entrare nella tradizione da cui la via procede, cioè l’islam. Tutti i maestri sufi erano o sono musulmani, i loro discepoli lo sono, le fonti dell’insegnamento sono il Corano e la sunna. Poiché la differenza tra sufismo e islam non è una differenza di religione ma di grado, non si può seguire il terzo grado (l’ihsân) dichiarandosi liberi dai primi due.

Concretamente, questo significa che il discepolo che prende il patto (’ahd) riceve delle invocazioni e si impegna progressivamente nelle pratiche dell’islam: la preghiera, le prescrizioni. La via non lo fa di colpo: i testi del sito insistono sulla progressività («Dio vuole per voi la facilità, non vuole per voi la costrizione», Corano II, 185), e gli occidentali che raggiungono la via imparano le pratiche al proprio ritmo.

E il sufismo «senza religione»?

Proposte contemporanee vendono un sufismo alleggerito dell’islam: poesia, giri di dervisci, musica, «energia». È una scelta legittima di consumo culturale, ma bisogna chiamarla con il suo nome: non è più il tasawwuf. La tradizione stessa è chiara: una via tagliata dalla sua fonte rivelata non porta che il nome del sufismo. Il dettaglio dell’argomento è sviluppato nella nostra pagina su sufismo e islam.

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