Trovare un maestro sufi in Francia: come riconoscere una via autentica
«Dove trovare un maestro sufi in Francia?» è una delle domande più poste da chi scopre il sufismo. La risposta sta in due parti. Non si «trova» un maestro come si sceglie un terapeuta in un elenco: si avvicina una via vivente, si frequentano i suoi incontri, e il legame viene quando la fiducia è stabilita, da entrambe le parti. E prima di cercare, bisogna saper riconoscere una via autentica, perché il bisogno spirituale reale della nostra epoca ha prodotto anche il suo mercato dell’illusione.
Perché il sufismo parla di maestro piuttosto che di metodo?
Si può imparare la meditazione in un libro o in un’applicazione. Il sufismo non è una tecnica di meditazione: è una trasmissione. I sufi dicono che «la Via è lo Sceicco», perché l’essenziale di ciò che insegna non si dice: si comunica. La guida spirituale non è né un professore né un maestro di pensiero. È il canale di un’influenza spirituale (himma, baraka) che trasforma il cuore del discepolo dall’interno, spesso senza che questi possa attribuirne la fonte a tale parola o a tale consiglio preciso.
Questa posizione non è un’opinione da salotto. È stata dibattuta e decisa sei secoli fa. Verso il 1372 i credenti di Granada domandarono ai sapienti di Fès se si potesse camminare verso Dio accontentandosi dei libri. Ibn Khaldûn, allora presente a Fès, consacrò a questa domanda un trattato intero, La risposta soddisfacente per chi cerca di chiarire le questioni. Il suo verdetto distingue tre combattimenti interiori: per la pietà i libri bastano; per la rettitudine morale una guida è fortemente raccomandata; per lo svelamento spirituale, cioè l’obiettivo stesso del sufismo, il maestro è una condizione assoluta. La sua argomentazione completa si legge nel nostro articolo «Della necessità di un maestro».
L’emiro Abdelkader, sufi quanto resistente, giunge alla stessa conclusione commentando il versetto «cercate un mezzo di accesso verso di Lui» (Corano, V, 35): questo mezzo, scrive, è il maestro, e «c’è unanimità assoluta della gente di Allah» su questo punto. Quanto alla permanenza della guida nel mondo, l’imâm al-Qushayrî la formula in una frase: «finché l’islam durerà, non ci sarà momento della storia in cui i maestri verranno a mancare».
Ciò che fa un maestro autentico
La tradizione distingue molto precisamente le funzioni. Un maestro degno di questo nome riunisce due qualità che bisogna esigere insieme: è un walî, un «amico di Dio», cioè qualcuno che ha realizzato in se stesso l’oggetto della via; ed è un murshid, una guida, cioè qualcuno che ha ricevuto il diritto di guidare gli altri.
Questo diritto ha un nome: l’idhn, l’autorizzazione. Si trasmette di maestro vivente a discepolo, non si proclama da sé e non ricade automaticamente sul più sapiente né sul più pio di un entourage. La catena delle autorizzazioni successive forma la silsila, la catena iniziatica che risale, di maestro in maestro, fino al Profeta Muhammad. «Chiunque non abbia ricevuto dal proprio maestro, a sua volta autorizzato, questa autorizzazione, non ha alcun diritto al titolo di shaykh, e tutto ciò che trasmette resta sterile, come un seme gettato sulla pietra».
L’autorizzazione conosce dei gradi: universale o parziale, assoluta o condizionata a un certo grado del cammino. Dettaglio importante per chi cerca: un maestro può aver ricevuto l’idhn solo per condurre i discepoli fino a un certo punto, o per trasmettere la benedizione della via senza guidare nominalmente. Ecco perché i maestri seri precisano essi stessi l’estensione di ciò che hanno ricevuto.
Come riconoscere una via autentica in Francia
Al di là della persona della guida, è la via intera che va esaminata. I criteri seguenti, stabiliti dalla tradizione e confermati dall’esperienza, permettono di valutare qualsiasi gruppo che si presenta come sufi.
Una filiazione verificabile. Una via autentica ha un nome, una storia, una catena di maestri identificabili e una sede. La Tariqa Qadiriya Boutchichiya, per esempio, risale ad Abd al-Qadir al-Jilani a Baghdad e a Sidi Ali Boutchich nel Marocco nord-orientale; la sua storia è documentata e la sua catena di trasmissione è pubblica. Diffidare delle vie senza nome, senza discendenza o fondate da un «maestro» autoproclamato.
La conformità alla Legge religiosa. Una via sufi autentica non si presenta mai come un «superamento» dell’islam o come una spiritualità liberata dalle forme. Il rapporto tra sufismo e islam è quello della scorza al nocciolo: la pratica esteriore protegge e nutre il lavoro interiore. Un insegnamento che disprezza la preghiera, o che promette la realizzazione senza disciplina, non è una tariqa.
La gratuità dell’insegnamento. La trasmissione spirituale non si tarifa. Una partecipazione alle spese delle sessioni è normale; corsi di iniziazione a diverse centinaia di euro, «livelli» a pagamento, onorari per un colloquio con il maestro, no.
L’assenza di promesse spettacolari. Le esperienze straordinarie, visioni o poteri non sono né il fine né la moneta di scambio di una via autentica. Chi ne fa l’esca vende sogni.
L’umiltà e la discrezione della guida. La vera guida non coltiva la propria persona. «Il primo discepolo è lo sceicco», ricorda l’insegnamento sullo stato di discepolo: è depositario di un segreto che non gli appartiene. Una guida che si mette in primo piano, che esige venerazione, che isola i suoi discepoli dalla famiglia o che scoraggia ogni domanda è un classico segnale d’allarme.
Una comunità visibile e stabile. Una via vivente ha discepoli ordinari, famiglie, luoghi pubblici, una pratica regolare. Non si nasconde dietro l’esclusività e non rompe i suoi membri con la loro vita sociale.
Dove cercare concretamente in Francia
Diverse vie sufi sono presenti in Francia: la Qadiriya Boutchichiya, la Tijaniya, la Naqshbandiya, la Alawiya nata dallo sceicco al-Alawi, la Nimatullahiya, tra le altre. Il criterio della vicinanza geografica è secondario: ciò che conta è l’autenticità della via, non la distanza dalla sala. Detto questo, cominciare frequentando un gruppo vicino permette di vedere la via in atti, non solo in discorsi.
La via Qadiriya Boutchichiya, di cui questo sito è il relais, propone sessioni di meditazione e di dhikr aperte a tutti in otto città: Parigi, Lione, Marsiglia, Montpellier, Nizza, Antibes, Avignone e Versailles. Il calendario elenca le date. Queste sessioni non chiedono nulla: né iscrizione preliminare nella maggior parte delle città, né conoscenza dell’arabo, né pratica religiosa preliminare. Si viene, si ascolta, si riparte liberi.
Venire a una sessione è del resto il miglior test reciproco: tu vedi la comunità com’è, essa vede te come sei, e nessuno ti chiede una decisione. I maestri della via dicono volentieri che è Dio a far incontrare il cercatore e la via; il ruolo del visitatore è venire con un’intenzione sincera e uno spirito che verifica.
Dopo l’incontro: di che cosa è fatto l’impegno?
Entrare in una via avviene attraverso un patto (’ahd, chiamato anche bay’a) tra il discepolo e la guida. Questo patto apre la trasmissione: la guida prescrive allora al discepolo le sue invocazioni (wird, wazîfa), adeguate alla sua persona e al suo stato. L’articolo sul dono della guida e la ricettività del discepolo descrive questa relazione dalla parte del viandante.
Due precauzioni meritano di essere sottolineate. La prima è il tempo: non c’è alcuna urgenza di prendere un patto, e un gruppo che sollecita il visitatore a impegnarsi tradisce la tradizione quanto una guida che vende i propri servizi. La seconda è la natura del legame: l’impegno sufi non è una sottomissione giuridica a una persona, ma la fiducia che rende possibile la trasmissione. Il discepolo resta responsabile del proprio discernimento; la via stessa gli insegna ad affinarlo piuttosto che a spegnerlo.
Per chi esita ancora sulla forma che prende la ricerca, il racconto di Salmân il Persiano, compagno del Profeta, resta il più bel modello letterario: attraversò tre religioni e cinque maestri prima di riconoscere colui che cercava a segni precisi annunciati dalla sua ultima guida.
Per approfondire nel cluster
- La guida spirituale nella via sufi: che cosa fa il maestro, e che cosa non è
- Della necessità di un maestro secondo Ibn Khaldûn: l’argomentazione classica, con il testo alla mano
- Lo stato di discepolo: la disposizione interiore che la via chiede
- Partecipare a una sessione di dhikr: svolgimento, luoghi, partecipazione
- Si può essere sufi senza essere musulmani?
- Che cos’è il dhikr?: la pratica che la guida trasmette
- La tariqa Qadiriya Boutchichiya: la via presentata da questo sito
