La perseveranza del cuore: la istiqama e l'esempio di Salman il Persiano

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Intervento di Sidi Salman Ayyoubi, imam in Francia, tratto dall’episodio 324 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmesso il 13 settembre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Pronunciato in francese; testo di accompagnamento redatto dalla redazione.

Estratto di 5 min 37 s (01:03:48 → 01:09:25). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 324, canale della Fondazione Al Moultaqa.

Traduzione letterale dell’intervento (dal francese)

Poiché l’intervento è pronunciato in francese, ecco la sua traduzione letterale in italiano, dall’inizio alla fine. L’articolo qui sotto ne presenta il senso e la struttura; questo testo segue il discorso dall’introduzione del presentatore fino al ringraziamento conclusivo.

«[Il presentatore] …per scaldare i nostri cuori e orientarli verso il divino, abbiamo ora il piacere di ascoltare un intervento in lingua francese del nostro fratello Sidi Ayyoubi, imam in Francia, intitolato “Istiqama, o l’arte di tenersi dritti: l’esempio di Salman il Persiano”.»

«[Sidi Salman Ayyoubi] Preghiere e pace sul più nobile dei profeti e degli inviati, il nostro profeta Muhammad, e sulla sua famiglia e tutti i suoi compagni. Nostro reverendissimo sceicco, il dottor Moulay Mounir al-Qadiri Boutchich, presidente della Fondazione Al Moultaqa, maestro della Tariqa Qadiriya Boutchichiya, che ci onora della sua presenza; fratelli e sorelle mie, as-salamu ’alaikum wa rahmatullahi ta’ala wa barakatuh.

Per l’intervento di questa sera vi propongo di soffermarci sulla istiqama, questa perseveranza del cuore, attraverso il percorso ammirevole del celebre compagno Salman al-Farisi, Salman il Persiano. In origine si chiamava Ruzbeh; era figlio di un potente principe zoroastriano di Fars, destinato a una vita di abbondanza e di privilegi. Ma toccato dalla ricerca della verità, volta le spalle alla sua eredità e fugge dalla casa paterna. Per anni percorre il Vicino Oriente, va di città in città, si mette al servizio di monaci cristiani e di uomini di religione per studiare le scritture. Tradito da dei mercanti lungo il cammino, è venduto come schiavo e si ritrova incatenato a lavorare nei palmeti di Medina. Là incrocia infine il cammino del Profeta, la pace e le benedizioni siano su di lui: riconoscendo in lui i segni annunciati dai suoi antichi maestri, Salman abbraccia l’islam, riacquista la libertà e diventa uno dei compagni più prossimi, fino a ricevere il favore di figurare tra la gente della casa.

Questo viaggio è durato decenni, e ciò che colpisce del suo percorso non è soltanto il suo carattere epico né le sue straordinarie prove; è soprattutto quella qualità spirituale che egli dispiega da un capo all’altro del suo cammino. A ogni tappa Salman al-Farisi avrebbe potuto fermarsi, perdere il coraggio o accontentarsi di una verità a metà; ma portava dentro di sé una fedeltà incondizionata alla sua chiamata interiore. L’insegnamento del sufismo ci ricorda che la istiqama non è un cammino senza ostacoli, ma l’ostinata risoluzione di un cuore che cerca la sua fonte, costi quel che costi.

La domanda che ora si pone è come definire, come comprendere questa qualità spirituale della istiqama. La parola stessa procede dalla radice araba qama, che significa “essere diritto”. La istiqama è in fondo l’arte di tenersi dritti sul proprio cammino, l’arte di restare eretti in mezzo alle tempeste dell’esistenza. Nella tradizione spirituale la si è definita in tre grandi dimensioni.

Primo, la rettitudine, l’asse: l’integrità perfetta, la concordanza tra ciò che penso, ciò che dico e ciò che faccio, il tutto guidato dalla retta intenzione; non allontanarsi dai propri principi quando il vento cambia. Secondo punto, secondo fondamento: la costanza, il ritmo. Un grande proverbio sufi ci dice che la istiqama vale più di mille prodigi, anzi che la istiqama è il prodigio stesso. Il Profeta, la pace e le benedizioni siano su di lui, ci insegna che le opere più amate da Dio sono le più costanti, anche se poche. Il cammino spirituale non privilegia l’euforia di un istante ma la costanza di un percorso: non è uno sprint, è una maratona, come la goccia d’acqua che, cadendo regolarmente nello stesso punto, finisce per perforare la pietra più dura, la pietra del nostro stesso ego.

E infine il terzo punto: il giusto mezzo, la flessibilità. La istiqama non ha niente a che vedere con una rigidità che si spezza: è l’attitudine dell’equilibrio, del funambolo o del giunco, una flessibilità che si piega sotto la raffica ma torna sempre al suo centro. Nel mondo di oggi, dove tutto spinge alla dispersione e ai compromessi volatili, la istiqama si presenta come un’autentica liberazione. Nella nostra vita personale è la fedeltà ai nostri valori: ascoltare, perdonare, onestà, anche quando il mondo che ci circonda non ce li restituisce. Nella pratica spirituale è il piccolo passo quotidiano: non è la quantità a trasformare il cuore, ma la continuità della presenza. E di fronte all’attualità, la istiqama consiste nel rifiutare che l’amarezza o l’odio mettano radici in noi; significa continuare a seminare il bene anche quando la situazione sembra disperata. E qui ci torna alla memoria quella parola profetica di una profondità inaudita: se giunge l’Ora Ultima e uno di voi ha in mano un giovane germoglio di palma, che lo pianti. Questa è la pura perseveranza: operare per il vero senza preoccuparsi del risultato.

In definitiva, la storia di Salman ci ricorda che siamo tutti viaggiatori. La sua odissea sembrava geografica, ma era in realtà interiore. La istiqama è ciò che ci preserva dall’essere semplici turisti del cammino spirituale e ci fa abitanti della presenza, collaboratori del piano divino. Consiste nell’accettare che il cammino è lungo, e nel sapere al tempo stesso che ogni passo fatto con sincerità porta già in sé una parte della meta. Vi ringrazio per il vostro ascolto.»

Che cos’è la istiqama? Il presentatore della veglia la annuncia come «l’arte di tenersi dritti», con Salman il Persiano a esempio. Sidi Salman Ayyoubi, imam in Francia, dispiega davanti a noi il percorso di questo compagno come uno specchio: una ricerca della verità che attraversò decenni, religioni e catene.

Un’odissea soprattutto interiore

Figlio di un potente principe zoroastriano, Salman era destinato a una vita di abbondanza e privilegi. Ma «toccato dalla ricerca della verità», volta le spalle alla sua eredità e fugge. Per anni percorre il Vicino Oriente, di città in città, al servizio di monaci cristiani e di uomini di religione, per studiare le scritture.

Tradito da mercanti lungo il cammino, è venduto come schiavo e finisce incatenato nei palmeti di Medina. Là il suo cammino incrocia quello del Profeta, la pace sia su di lui: riconoscendo in lui i segni annunciati dai suoi antichi maestri, Salman abbraccia l’islam, riacquista la libertà e diventa uno dei compagni più prossimi, al punto che una tradizione riferita da at-Tabarani nel suo Mu’yam al-kabir lo include tra la gente della casa (ahl al-bayt).

Ciò che colpisce in questo percorso, dice l’oratore, non è l’epica né l’accumularsi delle prove. A ogni tappa Salman avrebbe potuto fermarsi, perdere il coraggio, accontentarsi di una verità a metà. Portava dentro una fedeltà incondizionata alla sua chiamata interiore. L’insegnamento del sufismo, spiega il signor Ayyoubi, ricorda che la istiqama non è un cammino senza ostacoli: è l’ostinata risoluzione di un cuore che cerca la sua fonte, costi quel che costi.

Essere dritti: la radice della parola

La parola procede dalla radice araba qama, essere diritto. In fondo, la istiqama è quest’arte di tenersi dritti sul proprio cammino, eretti in mezzo alle tempeste dell’esistenza. Il Corano ne fa una stazione: «Coloro che dicono: il nostro Signore è Dio, e poi si mantengono fermi, su di loro scendono gli angeli» (sura Fussilat, 41:30), e l’ordine dato al Profeta: «Segui la via retta, come ti è stato comandato» (sura Hud, 11:112).

Nella tradizione spirituale questa rettitudine si dispiega in tre dimensioni.

Primo la rettitudine propriamente detta: l’integrità perfetta, la concordanza tra ciò che penso, ciò che dico e ciò che faccio, il tutto guidato dalla retta intenzione. Non allontanarsi dai propri principi quando il vento cambia.

Poi la costanza, il ritmo. Il Profeta, la pace sia su di lui, insegna che «le opere più amate da Dio sono le più costanti, anche se poche» (Sahih al-Bukhari n. 6465, Sahih Muslim n. 783). Il cammino spirituale non privilegia l’euforia di un istante ma la costanza di un percorso: non uno sprint, una maratona, come la goccia d’acqua che, cadendo regolarmente nello stesso punto, finisce per perforare la pietra più dura. La pietra del nostro stesso ego.

Infine il giusto mezzo, la flessibilità. La istiqama non ha niente a che vedere con una rigidità fragile: è l’attitudine del funambolo o del giunco, che si piega sotto la raffica ma torna sempre al suo centro.

Operare per il vero senza preoccuparsi del risultato

In un mondo che spinge alla dispersione e ai compromessi volatili, la istiqama si presenta come un’autentica liberazione. Nella vita personale è la fedeltà ai propri valori: ascoltare, perdonare, onestà, anche quando il mondo che ci circonda non ce li restituisce.

La pratica spirituale risiede nel piccolo passo quotidiano. Non è la quantità a trasformare il cuore; è la continuità della presenza. E di fronte all’attualità, perseverare è rifiutare che l’amarezza o l’odio mettano radici in noi, continuare a seminare il bene anche quando la situazione sembra disperata.

L’intervento si chiude su una parola profetica «di una profondità inaudita», riferita nell’al-Adab al-mufrad di al-Bukhari (n. 479): se giunge l’Ora Ultima e uno di voi ha in mano un giovane germoglio di palma, che lo pianti. Questa è la pura perseveranza: operare per il vero senza preoccuparsi del risultato.

Abitanti della presenza, non turisti

La storia di Salman ci ricorda infine che siamo tutti viaggiatori. La sua odissea sembrava geografica: era in realtà interiore. La istiqama ci preserva dall’essere semplici turisti del cammino spirituale e ci fa «abitanti della presenza», collaboratori del piano divino.

Accettare che il cammino è lungo, e sapere al tempo stesso che ogni passo fatto con sincerità porta già in sé una parte della meta: tale è la prospettiva che apre questo insegnamento, pronunciato nella stessa veglia della Tariqa Qadiriya Boutchichiya in cui Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich insegnava da parte sua la buona parola, una responsabilità spirituale. Chi desideri approfondire le nozioni di cammino e di percorso può leggere anche le domande e risposte sul sufismo.


Intervento di Sidi Salman Ayyoubi a Layali al-Wissal n. 324 (Fondazione Al Moultaqa), in francese, dalle 01:03:48 alle 01:09:25. Articolo redatto a partire dall’audio sorgente e dalla trascrizione Whisper; citazioni restituite fedelmente nel loro senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro. Il nome di battesimo dell’oratore resta da confermare presso la Fondazione: l’annuncio lo presenta come «Sidi Ayyoubi, imam in Francia».

Domande frequenti

Cos'è la istiqama?

La istiqama, dalla radice araba qama, essere diritto, è l'arte di restare dritti sul proprio cammino spirituale. Sidi Salman Ayyoubi la dispiega in tre dimensioni: la rettitudine, che accorda pensiero, parola e atto; la costanza del ritmo; e la flessibilità del giusto mezzo.

Perché Salman al-Farisi è un modello di perseveranza?

Figlio di un principe zoroastriano, lasciò la casa paterna per cercare la verità, servì per anni dei monaci cristiani, fu venduto come schiavo a Medina e riconobbe poi il Profeta grazie ai segni annunciati dai suoi antichi maestri. A ogni tappa avrebbe potuto fermarsi: la sua fedeltà alla chiamata interiore non ha mai vacillato.

Quale hadith insegna il valore della regolarità?

Riferito da 'A'isha nel Sahih di al-Bukhari (n. 6465) e nel Sahih di Muslim (n. 783): «Le opere più amate da Dio sono le più costanti, anche se poche.»

Quali versetti fondano la istiqama?

Il versetto 30 della sura Fussilat (41): «Coloro che dicono: il nostro Signore è Dio, e poi si mantengono fermi», e il versetto 112 della sura Hud (11): «Segui la via retta, come ti è stato comandato.»