Il sanad sufi: la catena di trasmissione nella spiritualità musulmana
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Conferenza del dottor Mohammed Ouazzani, professore all’École Supérieure de l’Éducation et de la Formation (Scuola Superiore di Educazione e Formazione, Marocco), tratta dall’episodio 324 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmesso il 13 settembre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Pronunciata in arabo; testo di accompagnamento redatto dalla redazione.
Estratto di 8 min 40 s (00:19:27 → 00:28:07). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 324, canale della Fondazione Al Moultaqa.
Traduzione letterale dell’intervento (dall’arabo)
Poiché l’intervento è pronunciato in arabo, ecco la sua traduzione letterale in italiano, dall’inizio alla fine. L’articolo qui sotto ne presenta il senso e la struttura; questo testo segue il discorso parola per parola, dalla presentazione fino al saluto conclusivo.
«[Il presentatore] Passiamo ora a una conferenza in lingua araba del dottor Mohammed Ouazzani, professore della Scuola Superiore di Educazione e Formazione (École Supérieure de l’Éducation et de la Formation), intitolata “Il sanad sufi nella spiritualità musulmana”.»
«[Il dottor Mohammed Ouazzani] Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Lode a Dio, Signore dei mondi; la preghiera e la pace sul nostro signore Muhammad, la sua famiglia e i suoi compagni. Reverendissimo signore Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, Comandante dei Credenti, maestro della Tariqa Qadiriya Boutchichiya, presidente della Fondazione Al Moultaqa; reverendi fratelli, care sorelle, as-salamu ’alaikum wa rahmatullahi wa barakatuh.
Il tema di questa sera ci riunisce intorno a una delle nozioni fondamentali della tradizione spirituale islamica: il sanad, la catena di trasmissione. Non è un dettaglio tecnico riservato ai dotti del hadith. È il nervo stesso della trasmissione viva, ciò che distingue la saggezza ricevuta dal sapere semplicemente appreso.
Il mese scorso il Regno Sceriffo del Marocco ha celebrato l’anniversario del Mawlid, la nascita del Profeta, la pace e le benedizioni siano su di lui. In quell’occasione una lettera reale di Sua Maestà il re Mohammed VI, cui Dio presti soccorso, è stata letta dal ministro dei Beni Habous e degli Affari Islamici Ahmed Toufiq. Questa lettera consacra un asse intero alle confraternite sufi e alle loro filiazioni spirituali, e le pone al cuore del patrimonio religioso del Marocco. Vale a dire: il sanad non è una reliquia del passato; è una realtà che lo Stato stesso riconosce e celebra.
Che cos’è il sanad? La parola araba significa “appoggio”, “sostegno”. Nella scienza del hadith, l’isnad è la catena dei garanti che assicura l’autenticità di una trasmissione. Nel sufismo, il sanad designa la filiazione spirituale: la catena di maestri che unisce il discepolo al Profeta, la pace sia su di lui, attraverso la silsila della via. Chi possiede il sanad non è soltanto chi ha letto i testi; è chi ha ricevuto la trasmissione di mano in mano, di cuore in cuore, di maestro in discepolo.
Il grande Junayd di Baghdad, maestro dei maestri del sufismo, lo dice in modo sorprendente: “Il sufismo consiste nello stare con Dio senza relazione.” Questa parola, riportata nella Risala di al-Qushayri, sembra paradossale: come può il sufismo essere al tempo stesso una filiazione, il sanad, e una presenza senza relazione? La risposta è che la catena non è un fine: è il veicolo che ti conduce fino alla presenza diretta. Una volta raggiunta, la catena si dissolve nella presenza stessa.
Fratelli, sorelle: la storia del sufismo in Marocco è una storia di sanad. Tre grandi vie hanno portato la via alla nostra terra. Primo, la via orientale: dall’Iraq, l’insegnamento giunge con Sidi Bu Madyan Shu’ayb, il maestro di Tilimsan che si collega alla scuola di Junayd; da lui esce tutta la diramazione andalusa. Secondo, la via sahariana e andalusa: Ibn Mashish, il maestro dell’Atlante, forma Abul Hasan ash-Shadhili, che fonda la grande via Shadhiliyya da cui discendono tante vie marocchine, compresa la nostra, la Qadiriya Boutchichiya. Terzo, la via dei maestri del Sud: il profondo sud marocchino, dove la santità si radica nella terra stessa.
Ogni via porta il sanad a ritroso, di anziano in anziano, fino al Profeta, la pace sia su di lui. E questa catena non si misura solo in generazioni: si misura nella fedeltà della trasmissione. Un sanad spezzato è una via che non trasmette più; un sanad vivo è una via la cui lampada si accende di generazione in generazione senza mai spegnersi.
Mi domanderete: perché insistere tanto sulla catena? Perché l’essere umano non si fabbrica da solo. Il sapere dei libri istruisce; la trasmissione del maestro trasforma. Il faqih impara le regole; il murid riceve la luce. E questa luce non viaggia nei libri: viaggia nei cuori. Il sanad è il filo di questa trasmissione.
Ibn Khaldun, nel suo Ta’rif, consacra un capitolo intero al sufismo e ai sufi. Parla del “nostro sceicco lo gnostico, il più grande dei santi di al-Andalus”, Abu Mahdi ’Isa ibn az-Zayyat. Questo sceicco, un semplice sarto a quanto si dice, era tanto grande che i dotti venivano a sedersi ai suoi piedi. Questo è il sanad: la santità non si dichiara, si riconosce.
Fratelli, sorelle: la nostra Tariqa Qadiriya Boutchichiya è una catena viva. Da Sidi Boumediene a Sidi al-’Alawi, da Sidi Hamza al-Qadiri Boutchich al nostro reverendissimo maestro Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, cui Dio conceda lunga vita, la lampada si trasmette. Ogni generazione sostiene il fuoco prima di passarlo alla seguente. E noi, i discepoli di oggi, siamo gli anelli di domani.
Concludo con questa supplica: che Dio faccia di noi anelli degni della catena, che preservi il nostro sceicco Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, che protegga il Marocco e il suo sovrano Mohammed VI, cui Dio dia la vittoria, così come il principe ereditario Moulay El Hassan e tutta la famiglia reale alauita scerifiana, che benedica tutti i paesi musulmani e i loro popoli. As-salamu ’alaikum wa rahmatullahi wa barakatuh.»
Che cos’è il sanad sufi? Il dottor Mohammed Ouazzani risponde con una definizione di Junayd che sembra contraddire il sanad stesso: «il sufismo consiste nello stare con Dio senza relazione». La conferenza scioglie l’apparente enigma.
La lettera reale che riconosce il sanad
La conferenza parte dall’attualità. Il mese precedente, il Marocco aveva celebrato il Mawlid; in quell’occasione una lettera reale di Mohammed VI, letta il 15 settembre 2025 dal ministro dei Beni Habous e degli Affari Islamici Ahmed Toufiq, consacrava un asse intero alle confraternite sufi e alle loro filiazioni spirituali.
Il sanad, spiega il dottor Ouazzani, non è una reliquia del passato: è una realtà che lo Stato stesso riconosce e celebra come dimensione capitale del patrimonio religioso marocchino.
Appoggio, sostegno, filiazione
La parola araba sanad significa letteralmente «appoggio», «sostegno». Nella scienza del hadith, l’isnad è la catena dei garanti che assicura l’autenticità di una trasmissione. Nel sufismo, il sanad designa la filiazione spirituale: la catena di maestri che unisce il discepolo al Profeta, la pace sia su di lui, attraverso la silsila della via.
Chi possiede il sanad, sottolinea il conferenziere, non è soltanto chi ha letto i testi: è chi ha ricevuto la trasmissione «di mano in mano, di cuore in cuore, di maestro in discepolo».
L’apparente enigma di Junayd
La Risala di al-Qushayri attribuisce a Junayd di Baghdad questa definizione stupefacente: «il sufismo consiste nello stare con Dio senza relazione». Come può il sufismo essere insieme filiazione, il sanad, e presenza senza relazione?
La risposta data nella conferenza: la catena non è un fine, è il veicolo che conduce fino alla presenza diretta. Una volta raggiunta, la catena si dissolve nella presenza stessa. Il sanad trasmette; la presenza realizza.
Tre vie d’ingresso del sufismo in Marocco
La storia del sanad marocchino passa per tre grandi vie. Primo la via orientale: dall’Iraq, l’insegnamento giunge con Sidi Bu Madyan Shu’ayb, il maestro di Tilimsan che si collega alla scuola di Junayd; da lui nasce tutta la diramazione andalusa.
Secondo, la via sahariana e andalusa: Ibn Mashish, il maestro dell’Atlante, forma Abul Hasan ash-Shadhili, fondatore della grande via Shadhiliyya da cui discendono tante vie marocchine, compresa la Tariqa Qadiriya Boutchichiya.
Terzo, la via dei maestri del Sud profondo, dove la santità si radica nella terra stessa. Ogni via risale il sanad, di anziano in anziano, fino al Profeta, la pace sia su di lui.
Una lampada che non si spegne
Perché insistere sulla catena? Perché l’essere umano non si fabbrica da solo. Il sapere dei libri istruisce; la trasmissione del maestro trasforma. «Il faqih impara le regole; il murid riceve la luce. E questa luce non viaggia nei libri: viaggia nei cuori.»
Un sanad spezzato è una via che non trasmette più; un sanad vivo è una lampada che si accende di generazione in generazione senza mai spegnersi. Ibn Khaldun lo illustra nel suo Ta’rif: parla del «nostro sceicco lo gnostico, il più grande dei santi di al-Andalus», Abu Mahdi ’Isa ibn az-Zayyat, un semplice sarto ai cui piedi venivano a sedersi i dotti. La santità non si dichiara: si riconosce.
Gli anelli di domani
La Tariqa Qadiriya Boutchichiya, conclude il dottor Ouazzani, è una catena viva: da Sidi Boumediene a Sidi al-’Alawi, da Sidi Hamza al-Qadiri Boutchich a Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich, la lampada si trasmette. Ogni generazione sostiene il fuoco prima di passarlo alla seguente, e i discepoli di oggi sono gli anelli di domani.
Questa filiazione è quella che insegna nella pratica la via Qadiriya Boutchichiya: il sanad non è una genealogia per dotti, è il filo da cui passa la luce.
In quella stessa veglia, Sidi Mounir commentava in arabo Lâ ilâha illâ Allah, parola di tawhid, poi la buona parola in francese; e Sidi Salman Ayyoubi insegnava la perseveranza del cuore.
Intervento del dottor Mohammed Ouazzani a Layali al-Wissal n. 324 (Fondazione Al Moultaqa), in arabo, dalle 00:19:27 alle 00:28:07. Articolo redatto a partire dall’audio sorgente, dalla trascrizione Whisper e dalla traduzione integrale dell’intervento; citazioni restituite fedelmente nel loro senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro.
Domande frequenti
Cos'è il sanad sufi?
Il sanad è la catena di trasmissione che unisce un discepolo al Profeta, la pace sia su di lui, attraverso i maestri della via. Nel sufismo non è solo una filiazione storica: è il supporto vivo della trasmissione spirituale.
Cosa dice la lettera reale del Mawlid sul sanad?
Letta il 15 settembre 2025 dal ministro Ahmed Toufiq, la lettera reale di Mohammed VI consacra un asse intero alle confraternite sufi e alle loro filiazioni spirituali, riconoscendo il sanad come dimensione capitale del patrimonio religioso marocchino.
Per quali vie è entrato il sufismo in Marocco?
Tre grandi vie, secondo il dottor Ouazzani: la via orientale (Iraq, con Sidi Bu Madyan Shu'ayb), la via sahariana e andalusa (con Ibn Mashish e i suoi successori) e la via dei maestri del Sud profondo.
Che differenza c'è tra sanad e isnad?
L'isnad è la catena dei garanti di un hadith; il sanad, nell'uso sufi, è la filiazione spirituale del maestro al Profeta attraverso la silsila, la catena iniziatica della via.




