La certezza, luce del cuore: lezione sullo yaqin

Indice

Lezione del prof. Nour Eddine Ahya, tratta dall’episodio 327 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), trasmessa il 4 ottobre 2026 sul canale della Fondazione Al Moultaqa. Sesto capitolo della sua serie «Lettura del Testamento» (قراءة في الوصية), commento del testamento spirituale di Sidi Jamal al-Din al-Qadiri Boutchich. Pronunciata in arabo; testo di accompagnamento e traduzione redatti dalla redazione.

Estratto di 10 min 27 s (00:19:00 → 00:29:27). Video integrale originale: Layali al-Wissal, episodio 327, canale della Fondazione Al Moultaqa.

Traduzione letterale dell’intervento (dall’arabo)

L’intervento è stato pronunciato in arabo; ecco la sua traduzione letterale in italiano, dall’inizio alla fine. L’articolo che segue ne presenta il senso e la struttura; questo testo segue il discorso dall’apertura al saluto finale. L’annuncio del presentatore, che precede la lezione, è riassunto in una frase.

[Il presentatore presenta il prof. Nour Eddine Ahya, dottore in scienze della credenza e del pensiero nell’Occidente musulmano: è la sesta lezione della sua serie «Lettura del Testamento», intitolata «La certezza, luce del cuore e costanza del camminante verso Dio».]

«Siano la pace e il saluto più perfetti sul nostro signore Muhammad, imam delle genti della certezza e maestro di coloro che si affidano a Dio, il più radicato delle creature nella certezza e il più retto nella religione, così come sulla sua famiglia e sui suoi compagni.

Ciò detto: il nostro venerabile sceicco, sua eccellenza il dottor Sidi e Moulay Mounir al-Qadiri Boutchich, Dio lo preservi; maestri i sapienti, professori e degni uomini; o genti dell’unione: la pace su di voi, la misericordia di Dio e le Sue benedizioni.

Il nostro incontro di oggi, miei maestri, prolunga la serie delle lezioni di educazione spirituale che abbiamo intitolato lettura del testamento del conoscitore di Dio, Sidi Jamal al-Din al-Qadiri Boutchich, Dio santifichi il suo segreto: quel testamento congregante che non si arresta ai limiti delle parole, ma apre al cuore le porte dei sensi e guida il camminante verso la verità dell’educazione, la sincerità della compagnia, la luce del seguito e la bellezza del viaggio verso Dio.

Nelle lezioni precedenti ci siamo soffermati su diversi sensi. Abbiamo parlato della catena continua dello sceicco autorizzato, Sidi e Moulay Mounir, Dio lo preservi, come legame spirituale ed educativo che unisce i cuori alla nicchia della profezia. Poi dell’importanza della compagnia dello sceicco educatore sul cammino di Dio. Poi dell’educazione dei cuori, affinché il cuore diventi atto a ricevere i sensi divini. Poi abbiamo meditato l’amore che muove il camminante verso Dio e lo fa viaggiare nel calore del desiderio e nella sincerità dell’impulso. Ci siamo soffermati anche sul rango dell’ihsan, rango della presenza e della vigilanza.

Dopo questi sensi benedetti, miei maestri, arriviamo oggi a un senso immenso, senza il quale il viaggio non si raddrizza e il cuore non tiene sul cammino: la certezza. Perché la catena ha bisogno di certezza per non restare una semplice affiliazione; la compagnia ha bisogno di certezza; l’educazione dei cuori fruttifica solo se la certezza abita il cuore; l’amore si compie solo se si fonda sulla certezza; e il rango dell’ihsan si radica solo in un cuore certo, presente con Dio.

È di là che si comprende la profondità della formula del testamento, quando Sidi Jamal al-Din, Dio santifichi il suo segreto, descrive i compagni, Dio li gradisca, come «lampade della guida nella notte dell’oblio e pali della certezza nel mare dell’esitazione»: una formula che riunisce la luce della guida e la costanza della certezza. Perché l’uomo può conoscere il cammino, ma ha bisogno di una luce che lo guidi; può amare il bene, ma ha bisogno di una certezza che lo tenga; può marciare verso Dio, ma ha bisogno di un palo che gli impedisca di derivare con le onde dell’esitazione.

La nostra lezione di oggi sarà dunque, per la grazia di Dio, una sosta con la certezza: il suo senso, il suo effetto sul cuore e sulla condotta, e come diventa una luce che dissipa le tenebre del dubbio e un palo che stabilizza il servo quando le onde delle tentazioni lo scuotono e le prove si moltiplicano su di lui. La certezza, miei maestri, è tra i più alti ranghi della sincerità con Dio e con i servi. Chiedo a Dio, glorificato ed esaltato, di fare di noi, di me e di voi, del numero delle genti della certezza, e di farci gustare la sua dolcezza, la sua benedizione e la sua intimità.

Sì, quanto abbiamo bisogno oggi, miei maestri, quanto abbiamo bisogno della certezza, in un tempo in cui venti violenti di dubbio spazzano tanti cuori. Ricordiamo questi sensi affinché quei cuori ritornino alle ombre della certezza e ai suoi giardini freschi e deliziosi, affinché ritrovino il rango che Dio ha voluto per loro, e affinché gustiamo di nuovo la frescura e la dolcezza della certezza.

La certezza, in lingua, si trae dalla parola yaqana: significa la scomparsa del dubbio. Ibn Manzur, Dio gli faccia misericordia, dice: la certezza è la scienza e la scomparsa del dubbio. Si dice: ho saputo la cosa con certezza, cioè con una scienza in cui non c’è dubbio. E Ibn al-Qayyim, Dio gli faccia misericordia, dice nel suo libro Madarij as-Salikin: la certezza sta alla fede come lo spirito sta al corpo; per essa si distinguono i conoscitori, in essa rivaleggiano i concorrenti, per essa si danno da fare i lavoratori. E quando la pazienza sposa la certezza, nasce da loro due l’accesso all’imamato nella religione, in verità della parola di Dio, esaltato: «E facemmo di loro imam che guidano secondo il Nostro ordine, perché erano stati pazienti; e credevano con certezza nei Nostri segni.» E: «Tra i credenti, uomini sono stati sinceri in ciò che avevano promesso a Dio.»

La certezza è tra i più nobili ranghi della sincerità con Dio. È la quiete del cuore e la stabilità della scienza nel cuore, come disse Junayd, Dio gli faccia misericordia: la certezza è la stabilità della scienza che non si rivolta, non cambia e non fluttua nel cuore. E Dhu’n-Nun l’Egiziano, Dio gli faccia misericordia, disse: la certezza è lo sguardo verso Dio in ogni cosa, il ritorno a Lui in ogni faccenda, la domanda del Suo aiuto in ogni stato.

Perché le genti della guida e le genti della riuscita sono le genti della certezza: «e che credono con certezza nell’Aldilà: quelli sono su una guida del loro Signore, e quelli sono coloro che riescono.» O Dio, fa’ di noi del loro numero, o il più Misericordioso dei misericordiosi.

Il Maestoso, esaltata sia la Sua maestà, ha menzionato le genti del fuoco (che Dio ci preservi, me e voi, dal suo calore e dal suo male) e ha mostrato che non erano genti di certezza, in verità della Sua parola: «E quando fu detto loro: la promessa di Dio è verità e non c’è dubbio sull’Ora, avete detto: non sappiamo cos’è l’Ora; non facciamo che congetturare, e non siamo convinti.» Tale è la condizione dell’ipocrisia, e non c’è forza né potenza se non in Dio, l’Altissimo, l’Immenso. «Solo ti chiedono l’esenzione coloro che non credono in Dio e nel Giorno ultimo; i loro cuori sono nel dubbio, e nel loro dubbio esitano», cioè si rivoltano nel loro dubbio. ’Abdallah ibn Ubayy ibn Salul pronunciò le due testimonianze davanti al messaggero di Dio, pace e benedizione su di lui, ed è tuttavia nel grado più basso del fuoco (che Dio ce ne guardi): tali sono le genti dell’ipocrisia. Che Dio ci preservi, noi e voi, dall’ipocrisia.

Il tratto delle genti della fede sincera è dunque la certezza. Egli disse, glorificato: «I credenti sono solo coloro che credono in Dio e nel Suo messaggero, poi non dubitano, e lottano con i loro beni e le loro persone nel cammino di Dio: quelli sono i sinceri.»

E il Profeta, pace e benedizione su di lui, ha messo in guardia la sua comunità contro la debolezza della certezza: disse, nel hadith autentico riportato da at-Tabarani: «Ciò che temo per la mia comunità è la debolezza della certezza.»

La certezza ha dei gradi. C’è la scienza della certezza (’ilm al-yaqin): la scienza delle verità, delle conoscenze e delle luci di cui Dio ispira i cuori degli eletti dei Suoi santi. C’è l’occhio della certezza (’ayn al-yaqin): la sincerità nelle opere, secondo la parola di Ibn ‘Ata’ Allah al-Iskandari, Dio gli faccia misericordia: «Le opere sono forme erette; i loro spiriti sono la presenza del segreto della sincerità in esse.» E c’è la verità della certezza (haqq al-yaqin): la contemplazione.

La certezza, miei maestri, si acquisisce nella compagnia dei santi di Dio, i conoscitori giunti e camminanti, per le loro orientazioni muhammadiane edificate sul Libro e sulla Sunna. Il Messaggero, pace e benedizione su di lui, ci ordina di imparare la certezza per la sua parola: «Imparate la certezza come avete imparato il Corano, perché anch’io imparo.» E il nobile hadith apporta l’orientazione profetica per rinnovare la certezza. Come rinnovarla? Nel testo del testamento del nostro sceicco Sidi Jamal al-Din, e del nostro amato sceicco Sidi Mounir, appare la parola del Profeta, pace e benedizione su di lui: «Attaccatevi alla jama’a e guardatevi dalla divisione, perché lo shaytan è con il solitario, ed è più lontano da due.»

È un senso molto profondo nel tema della certezza: quando l’uomo resta solo con le sue suggestioni, la sua certezza può indebolirsi. Ma quando è in seno a una comunità retta, quando ode il ricordo e vede le genti della sincerità, il dhikr scaccia l’oblio e rafforza la presenza con Dio. Più il servo menziona il suo Signore, più si fortifica il suo sentimento di prossimità a Lui; e sedersi con coloro che lo ricordano a Dio rinnova la certezza. Chi si siede con le genti della costanza prende della loro costanza, e chi si siede con le genti dell’oblio prende del loro oblio: la compagnia fabbrica una gran parte dello stato del cuore.

Perciò, chi vuole la certezza, miei maestri, cerchi la compagnia dei santi di Dio, i conoscitori che indicano Dio, e sieda con chi lo avvicina a Dio, non con chi pianta in lui il dubbio e l’attaccamento al basso mondo. Il testamento del conoscitore di Dio, Sidi Jamal al-Din, Dio santifichi il suo segreto, ci ha mostrato che i compagni, Dio li gradisca, erano lampade della guida e pali della certezza, perché avevano ricevuto le luci dell’educazione del nostro signore il messaggero di Dio, pace e benedizione su di lui: sono diventati modelli di costanza nel tempo delle tentazioni e di sincerità nel tempo dell’esitazione. Tale è l’educazione spirituale legata dalla catena al messaggero di Dio, pace e benedizione su di lui.

Chiedo a Dio, glorificato ed esaltato, di concederci una certezza sincera, di raffermare i nostri cuori sul patto con Lui, Signore dei mondi, e di fortificarci nell’obbedienza. O Dio, concedici una certezza che le tentazioni non scuotano, una fede che le prove non indeboliscano, un cuore presente con Te, una lingua che Ti menzioni, e la compagnia dei Tuoi santi conoscitori. E la nostra ultima chiamata è che la lode sia a Dio, Signore dei mondi.»

Un edificio in cui ogni piano chiama la certezza

La lezione è la sesta di una serie che il prof. Nour Eddine Ahya, dottore in scienze della credenza e del pensiero nell’Occidente musulmano, consacra al testamento di Sidi Jamal al-Din nelle veglie della Tariqa Qadiriya Boutchichiya. Comincia collegando l’anello del giorno alla catena intera: il sanad, la compagnia (suhba), l’educazione dei cuori, l’amore, l’ihsan. Nessuno di questi piani tiene senza lo yaqin: la catena resterebbe un’affiliazione nominale senza certezza, la compagnia un’assemblea senza forza, l’amore un impulso senza radice. La certezza non è dunque un tema in più nel programma: è ciò che impedisce ai temi precedenti di cadere.

La formula del testamento dà il motivo della lezione: i compagni sono «lampade della guida nella notte dell’oblio e pali della certezza nel mare dell’esitazione». Due immagini per due bisogni: conoscere il cammino chiede una luce, tenervi dentro chiede un ancoraggio. Il palo (watad) è il dettaglio che cambia tutto: al camminante non manca sempre l’orientamento, gli manca il modo di resistere alla deriva quando le onde si levano.

Quanto pesa la certezza nella fede

Le definizioni si susseguono in salita. Sul piano lessicale, Ibn Manzur (Lisan al-’Arab): la certezza è la scienza con scomparsa del dubbio. Sul piano sufi, Junayd: la stabilità della scienza nel cuore, che non si rivolta, non cambia né fluttua; Dhu’n-Nun l’Egiziano: lo sguardo verso Dio in ogni cosa, il ritorno a Lui in ogni faccenda. Ibn al-Qayyim, nel Madarij as-Salikin, dà la misura del rango: lo yaqin sta alla fede come lo spirito al corpo. Senza di esso, la fede è un corpo inerte.

Il Corano fa la cernita tra gli stati del cuore. Da un lato, «coloro che credono con certezza nell’Aldilà» sono «su una guida del loro Signore» e «quelli sono coloro che riescono» (2:4-5); i credenti sinceri sono quelli che «non dubitano» (49:15). Dall’altro, le genti del fuoco «non fanno che congetturare» davanti all’Ora (45:32) e gli ipocriti «esitano nel loro dubbio» (9:45): Ibn Ubayy, che aveva pure pronunciato le due testimonianze, è l’esempio del dubbio che annulla l’opera.

Tre gradi, un metodo

La lezione riprende la gradazione classica: ’ilm al-yaqin, la scienza delle verità e delle luci ispirate; ’ayn al-yaqin, la sincerità nelle opere, con la hikma di Ibn ‘Ata’ Allah sulle «forme erette» il cui spirito è il segreto dell’ikhlas; haqq al-yaqin, la contemplazione. E il metodo di acquisizione è sociale quanto spirituale: la certezza si prende in compagnia. Il hadith della jama’a (at-Tirmidhi) ne dà la ragione: lo shaytan è con il solitario e più lontano da due. Solo con le sue suggestioni, il cuore si indebolisce; circondato da genti di costanza e di dhikr, si rinnova. «La compagnia fabbrica una gran parte dello stato del cuore.»

La conclusione della lezione ritorna al testamento: i compagni furono lampade e pali perché avevano ricevuto l’educazione profetica alla fonte. È il programma della via stessa, legata per mezzo del suo sceicco Sidi Mounir al-Qadiri Boutchich a quella catena: ricevere le luci dell’educazione per diventare, a propria volta, un palo nel mare dell’esitazione.


Lezione del prof. Nour Eddine Ahya in Layali al-Wissal n. 327 (Fondazione Al Moultaqa), delimitata da 00:19:00 a 00:29:27. Articolo redatto a partire dalla trascrizione whisper e dalla traccia di traduzione automatica della fonte; citazioni riportate fedelmente nel senso, riferimenti verificati nella scheda di lavoro.

Domande frequenti

Che cos'è lo yaqin nella via sufia?

La certezza (yaqin) è, secondo la definizione di Junayd riportata in questa lezione, la stabilità della scienza nel cuore, che non si rivolta, non cambia né fluttua. Ibn Manzur la definisce come la scienza con scomparsa del dubbio; Ibn al-Qayyim dice che sta alla fede come lo spirito al corpo.

Quali sono i gradi della certezza?

Si descrivono tre gradi: 'ilm al-yaqin, la scienza delle verità e delle luci ispirate ai cuori; 'ayn al-yaqin, la sincerità nelle opere; haqq al-yaqin, la contemplazione (mushahada).

Come rinnovare la propria certezza secondo questa lezione?

Attraverso la compagnia: attaccarsi alla jama'a, poiché «lo shaytan è con il solitario e più lontano da due», praticare il dhikr che scaccia l'oblio e sedersi con coloro che ricordano Dio. «Chi si siede con le genti della costanza prende della loro costanza.»

Quale versetto lega certezza e riuscita?

La sura al-Baqara (2:4-5): «e che credono con certezza nell'Aldilà: quelli sono su una guida del loro Signore, e quelli sono coloro che riescono».