Wajd
Il rapimento dell'anima: l'estasi che sopraggiunge nel dhikr o nel samā', senza essere cercata né programmata.
Wajd viene da wajada, trovare: è lo stato che «trova» l’anima, la investe e le fa perdere la misura abituale. Nel sufismo la parola indica ciò che può accadere durante l’invocazione o l’ascolto spirituale (samā’): un tremito, un trasporto, talvolta un grido. Al-Qushayrī ne parla in un capitolo delicato della Risāla: lo stato può essere simulato, ma non si vive per mettersi in mostra.
Il lessico distingue tre sfumature: wajd è il rapimento momentaneo; wujūd, dalla stessa radice, è uno stato che si prolunga; tawājud è la ricerca artificiosa dell’estasi, che i maestri considerano un inganno dell’anima. Il rapimento non si fabbrica.
Non è un fine né una prova. Può accadere durante una sessione di dhikr senza essere stato atteso; le guide insegnano ad accoglierlo senza attaccarvisi. Il lavoro della via è altrove, nella pratica regolare e discreta. Si veda ḥāl, la categoria a cui il wajd appartiene.
