Dhawq
Il gusto: la percezione diretta delle realtà spirituali, come si gusta il miele, senza intermediario né prova esterna.
Dhawq vuol dire gusto, esperienza diretta. La tradizione ricorre spesso a questa immagine: chi ha assaggiato il miele sa che cosa sia il dolce, senza bisogno di dimostrazioni. Al-Ghazālī ne fa un esempio centrale: non si discute del gusto con chi non ha assaggiato.
Nel lessico sufi, dhawq è il primo accesso alle realtà spirituali: un’anticipazione della prossimità, la dolcezza della presenza, un presentimento della verità descritta dalla Legge. La tradizione lo avvicina al ḥāl e al wajd, stati che sopraggiungono senza sforzo e passano. Non è ancora la conoscenza stabile della ma’rifa, ma ne apre la via: chi ha assaggiato non dubita più che la sorgente esista.
Il dhawq insegna anche la misura nella trasmissione. La guida non riempie i discepoli di parole su realtà che non potrebbero ancora comprendere; gliene fa fare esperienza. Si vedano ḥāl e il sirr trasmesso dalla via.
