L'invocazione: il dhikr e il wird nella via sufi

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Testo scritto da un collettivo di discepoli della via Qadiriya Boutchichiya.

L’invocazione, dhikr, è il mezzo privilegiato per lucidare e purificare il cuore. Questo articolo spiega che cosa il termine ricopre, che cos’è il wird (la litania quotidiana trasmessa dalla guida), il ruolo della formula la ilaha illa Llah e gli effetti che la pratica può provocare.

Rosario usato per contare le invocazioni

Ricordarsi di Dio: il senso della parola dhikr

Il termine dhikr, impiegato il più delle volte per designare l’invocazione di Dio, è un nome verbale tratto dalla radice araba dhakara: ricordarsi di qualcosa, far memoria, rammentarsi, ricordarsi spesso. Il contrario del dhikr è dunque l’oblio: il nostro ego, nella sua tendenza ad affermarsi come entità autonoma, è incline a dimenticare, o addirittura a negare, l’esistenza del suo Creatore. Antidoto a questa negligenza, il dhikr è menzione di Dio, ricordo di Dio, presa di coscienza sempre più profonda della Sua Presenza: ci si rammenta una cosa dopo averla dimenticata, e se ne fa memoria con la lingua e con il cuore.

Di fronte alla negligenza e alla distrazione che sono il nostro loto quotidiano, e che la società attuale largamente incoraggia, l’invocazione si presenta come un mezzo di concentrazione e di ritempramento, un ritorno al centro del nostro essere. È anche una sorgente di contemplazione che nutre le nostre azioni. L’invocazione ha vocazione a installarsi nella vita dell’aspirante sufi e a diventare permanente, al di là dei cambiamenti esteriori inerenti alla nostra condizione umana. Ne ritrova il senso profondo e costituisce il filo conduttore che riunisce i diversi istanti della giornata caricandoli di un’intensità particolare. Un adagio sufi raccomanda di essere costantemente «esteriormente con gli uomini, e interiormente con Dio».

Il dhikr può essere praticato in ogni momento e nutre il cuore: lo si considera il «carburante» del discepolo nel suo cammino spirituale, essendo la sua sete di Dio il «motore».

Il dhikr, legame tra la guida e il discepolo

Ravvivando il cuore, il dhikr ci libera dalle nostre passioni egoistiche. Come diceva Sidi Hamza: «Ogni uomo è schiavo di qualcosa, tranne gli uomini interiormente liberi. Invocate Dio affinché diventiate liberi». Il dhikr è il momento privilegiato dell’insegnamento della guida spirituale: il punto di contatto, il legame che le permette di guidarci. È come una gomma che cancella le malattie del cuore. Conviene praticarlo il più spesso possibile, e soprattutto regolarmente. A poco a poco, diventa onnipresente nella vita del discepolo, come Colui del quale si ricorda.

Il wird: la litania quotidiana del discepolo

Il wird è l’insieme delle litanie che il discepolo riceve dal suo maestro spirituale quando si impegna nella via sufi. Le invocazioni che lo compongono sono generalmente versetti coranici, domande di perdono (istighfar), nomi divini e certe preghiere sul Profeta, in un numero e in un ordine dati. Esiste un segreto particolare nel numero: un rosario serve a contare esattamente le recitazioni. È la Guida, e lei sola, a decidere della composizione del wird.

Il discepolo è chiamato a praticare il suo wird regolarmente, il più delle volte mattina e sera, secondo i consigli che gli sono stati dati. È uno dei mezzi dell’educazione spirituale. I primi frutti di questa disciplina sono il più delle volte un sentimento di pace e di serenità, e una convinzione quanto all’autenticità della Via. Lo Shaykh insiste sul fatto di non interrompere il wird: è veramente il legame spirituale che lo unisce al suo discepolo.

La ilaha illa Llah: l’invocazione centrale

Tra le invocazioni del wird, il dhikr individuale consiste anche nella recitazione della formula la ilaha illa Llah, prima parte della professione di fede musulmana. Afferma l’unicità divina e significa letteralmente «non vi è dio se non Dio»: tutte le cose alle quali prestiamo l’essere e l’esistenza non sono se non per Dio; la sola Realtà è Dio. È l’essenza stessa del monoteismo.

Allo stesso modo in cui il Profeta (pace e salvezza su di lui) ha distrutto gli idoli del tempio della Mecca per ristabilire il culto del Dio unico, il discepolo distrugge gli idoli interiori che lo occupano e lo fanno agire (il denaro, la gloria, il potere…) per affermare l’assoluta Presenza divina. Si sforza di far tacere il suo ego per agire non più in funzione delle sue passioni o dello sguardo degli altri, ma dello sguardo di Dio fisso su di lui. Invece di correre da un desiderio all’altro, da una creatura a un’altra, si applica a riconoscere la presenza del Creatore e a dirigere tutta la sua energia verso Lui solo.

Perseverare malgrado le resistenze dell’anima

L’esperienza mostra che all’inizio del cammino, l’anima può fuggire il dhikr, e in particolare la recitazione di la ilaha illa Llah. Come dice l’adagio, «chi vuole il miele deve prepararsi alla puntura delle api». L’ego si rivolta contro ciò che va contro le sue passioni e la sua autorità. Sidi Hamza lo diceva così:

«Il dhikr fa sparire progressivamente i desiderî e i pensieri impuri, come dei cacciatori che si recano ogni mattina nella foresta e tirano fucilate: all’inizio, tutti gli animali, impauriti, fuggono sentendo gli spari, poi ritornano un po’ più tardi nella giornata. Ma quando constatano che i cacciatori tornano tutti i giorni, finiscono per cambiare posto».

Conviene dunque essere regolari e perseverare. Come indica una saggezza di Ibn ‘Atâ’ Allâh:

«Non abbandonare il dhikr perché non sei presente a Dio, perché la negligenza del dhikr è peggiore di una negligenza nel dhikr. Può darsi che Dio ti elevi da un dhikr fatto con negligenza a un altro fatto con vigilanza, e da questo a un altro in cui tu diventi presente a Lui, e da questo ancora a un altro in cui tu diventi assente a tutto ciò che non è l’oggetto del tuo dhikr: “e ciò per Dio non è difficile”».

Gli stati spirituali provocati dal dhikr

La pratica può provocare nel discepolo certi stati spirituali (ahwal), legati al fatto che il nostro cuore ha perduto l’abitudine della luce divina. È come una camera buia, circondata da uno strato di ruggine che la isola da questa luce. Basta che la ruggine si stacchi in un punto, grazie alla paziente lucidatura del dhikr, perché la luce divina invada il cuore e sommerga tutto sul suo passaggio. La camera del cuore si illumina allora improvvisamente e il discepolo avverte un sapore intenso, che può provocare reazioni corporee: grida, pianti, risa, movimenti bruschi delle membra.

L’origine di questi fenomeni è veramente divina, dunque luminosa: è raccomandato accoglierli con gratitudine. Questi stati permettono spesso al discepolo di verificare concretamente il carattere vivente e operante della Via; si dice che sono un po’ come le caramelle che si danno ai bambini. Ma se la loro sorgente è essenziale, i fenomeni esteriori restano secondari: è raccomandato non attaccarvisi né ricercarli.

Per approfondire

Il dhikr è il mezzo privilegiato per purificare il cuore e ritrovare la percezione dell’attività permanente di Dio in ogni cosa. Certi ne parlano come di un miele delizioso: «L’uomo felice in questo mondo è colui che è orientato verso Dio e che invoca Dio. Il dhakir [l’invocatore] è felice, perché tutto ciò che gli accade è dettato da Dio. Tutto ciò che fa, lo fa nel nome di Dio. E Dio non fa che il bene» (Sidi Hamza).