Sidi Jamâl, il maestro della bellezza (1942-2025)

Indice
Sidi Jamal

L’infanzia a Madagh

Sidi Jamâl al-Qâdirî Bûtshîsh (1942-2025) era il figlio maggiore di Sidi Hamza (1918-2017). Nacque a Madagh, presso Berkane nel Marocco orientale, nel 1942, l’anno stesso in cui suo padre e suo nonno, Sidi Hajj al-’Abbâs (1890-1972), cominciarono la loro iniziazione alla via sufi presso lo shaykh Sidi Abû Madyan (1873-1957). Sidi Abû Madyan aveva egli stesso ereditato il segreto spirituale da parecchi maestri, provenienti in particolare dalle vie Shâdhiliyya e Tijâniyya; su invito di Sidi Hajj al-’Abbâs, si stabilì a Madagh, nel centro spirituale (zâwiya) fondato all’inizio del XX secolo dall’antenato Sidi Hajj Mokhtar (1853-1914).

Durante la sua infanzia, Sidi Jamâl fu nutrito della luce di questi uomini, il cui ardore della ricerca e la stazione spirituale eccezionale costituirono un modello senza pari. Suo nonno gli portava un grandissimo amore e gli concesse il favore di dimorare nel suo entourage intimo fino alla morte. Sidi Jamâl restò così al suo servizio, vegliando con attenzione al minimo dei suoi bisogni. In parallelo, imparò a Madagh il Corano e le scienze islamiche, poi partì per il liceo Moulay Idrîs di Fès per perfezionare una formazione completa in arabo e in francese. Seguì allora l’insegnamento di parecchi sapienti in giurisprudenza (fiqh). Questo approfondimento delle conoscenze tradizionali fu coronato da un dottorato di Stato, che Sidi Jamâl sostenne nel 2001 presentando una tesi intitolata « L’istituzione della zâwiya in Marocco tra tradizione e modernità ». In questo lavoro propone un’arringa per un rinnovamento all’interno di questa istituzione, affinché sia all’altezza delle sfide contemporanee e ritrovi il suo splendore di un tempo.

Durante la sua carriera professionale, Sidi Jamâl fu professore di francese, poi ispettore delle scuole coraniche della provincia di Berkane. Ha sempre coltivato il gusto della trasmissione, rilevando che questa raggiunge l’eccellenza quando l’amore e il rispetto fondano la relazione tra l’insegnante e l’allievo.

L’erede designato

Nell’ottobre 1990, Sidi Hamza redasse il suo testamento spirituale, in cui indica chiaramente che Sidi Jamâl è il suo erede spirituale:

« Per la guida dell’amore e del compagnonnage, Allah ha riunito in questa via coloro che ha voluto gratificare. Tra le manifestazioni della Sua larghezza e della Sua generosità si trova questo albero puro che ci ripara con la sua ombra: l’albero della riunione spirituale dedicata all’invocazione e al ricordo di Lui solo. Tra le Sue grazie vi è la piantagione di questo albero nella terra Qâdiriya Boutchichiya da parte del nostro maestro Sidi Abû Madyan. In seguito, questi prescrisse l’autorizzazione a nostro padre, che se ne prese cura finché quest’albero divenne vigoroso. Morì dopo averci autorizzato a proseguire la continuazione e l’espansione della via, nella costante venerazione di questo permesso. Attestiamo davanti ad Allâh che l’autorizzazione di cui disponiamo per insegnare il ricordo di Lui sulla via dell’umiltà si trasmetterà dopo la nostra morte a nostro figlio gradito Sidi Jamâl, poi, dopo di lui, a suo figlio gratificato Sidi Mounir ».

All’inizio degli anni 2000, Sidi Hamza si stabilì a Naïma, a 100 km a sud di Madagh, e affidò a Sidi Jamâl il compito di vegliare al buon andamento delle attività all’interno del centro spirituale della confraternita. È così in particolare che Sidi Jamâl partecipava ogni sabato alla zâwiya alle serate di samâ’ (litanie e canti spirituali). In ogni occasione si mostrava sempre disponibile e benevolo per accogliere e consigliare i discepoli della via venuti a soggiornare qualche tempo alla zâwiya.

Sidi Jamâl compì il pellegrinaggio alla Mecca e rese visita ai discepoli nelle grandi città del Marocco, così come nelle diverse zâwiya esistenti in Europa (in particolare in Francia, Belgio, Regno Unito…). Ebbe la cura permanente di supervisionare la costruzione di nuovi edifici a Madagh, per rispondere ai bisogni sempre crescenti di spazi di accoglienza. Sostenne e presiedette gli Incontri mondiali del sufismo, organizzati da suo figlio Sidi Mounir, in occasione della celebrazione dell’anniversario del Profeta Muhammad (pace e salvezza su di lui). Questo avvenimento riunisce ogni anno specialisti del sufismo venuti da tutti i continenti e costituisce una delle numerose occasioni di esibizione per l’insieme di madîh e samâ’ costituito da un altro dei suoi figli, Sidi Mu’âdh. Questo ensemble di coristi, formato da discepoli della tarîqa Qâdiriya Boutchichiya, eccelle nell’interpretazione a cappella del samâ’, che offre in tutto il Marocco e altrove in occasione di concerti spirituali.

La guida della confraternita (2017-2025)

Nel gennaio 2017, alla morte di Sidi Hamza, Sidi Jamâl divenne la guida spirituale della confraternita, confermando di essere ormai il detentore del segreto spirituale (sirr) ereditato da suo padre. Questa successione si effettuò in modo fluido e pacificato, coi discepoli che rinnovavano presso di lui il patto iniziatico preso con Sidi Hamza.

In segno di omaggio a suo padre, Sidi Jamâl fece edificare a Madagh un vasto mausoleo nelle immediate vicinanze del cimitero esistente, portando nel contempo a termine gli importanti lavori relativi alla grande moschea, capace di contenere diecimila fedeli, e alla futura università, destinata a dispensare formazioni in scienze islamiche per il tramite di specialisti riconosciuti per la loro competenza.

Sidi Jamâl s’iscrisse fin da subito nella continuità dello spirito dell’insegnamento di Sidi Hamza e dei suoi principi di educazione spirituale. Mise in particolare l’accento sulla necessità, per i suoi discepoli, di praticare assiduamente l’invocazione (dhikr), in particolare la ripetizione della testimonianza di fede « Lâ ilâha illâ Allâh », al fine di purificare il cuore e di lottare contro il solo nemico che valga la pena combattere: il nostro stesso ego. Contribuì a unificare e a riunire le anime, affinché si propagasse l’amore universale nelle coscienze e negli atti.

Sidi Jamâl mise inoltre in evidenza i valori del servizio di Dio e della via, della generosità e dell’eccellenza di comportamento. Esortava tutti i discepoli a comportarsi da «buoni cittadini» e a rispettare le leggi del paese in cui vivono.

Da un punto di vista più interiore, insisteva sulla funzione del maestro educatore (shaykh at-tarbiyya), capace di purificare e di trasformare i cuori, così come sulla relazione di amore spirituale che unisce la guida e l’insieme dei discepoli.

La trasmissione a Sidi Mounir

Con il suo testamento redatto a Madagh il 5 dicembre 2024, poi pubblicamente in occasione della dikra del 2025, Sidi Jamâl designò suo figlio Sidi Mounir come erede del deposito spirituale della via, riprendendo le parole stesse che Sidi Hamza gli aveva rivolto: « Ciò che io detengo, anche Sidi Mounir lo detiene ». Sidi Jamâl raggiunse il suo Signore nell’agosto 2025; la guida della confraternita spetta ormai a Sidi Mounir, secondo la catena di trasmissione ininterrotta della via.

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