Initiation au soufisme, di Éric Geoffroy: recensione
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Initiation au soufisme, di Éric Geoffroy (Fayard, 2003), è una delle opere di riferimento in francese per comprendere che cos’è la via iniziatica dell’islam. Recensione.

Un autore al crocevia della pratica e dell’università
Éric Geoffroy fa parte dei pochi autori che scrivono oggi sul sufismo in Francia. Si esprime a un tempo come praticante della via sufi e come islamologo universitario. Una delle sue prime opere, L’Instant soufi (Actes Sud, 2000), rendeva conto del sufismo come esperienza interiore, come si descriverebbe una sostanza. Con Initiation au soufisme, intraprese nel 2003 una serie di opere destinate a descrivere e spiegare la via iniziatica dell’islam, seguite in particolare da Soufisme, voie intérieure de l’islam (Points, 2009) e da Soufisme, histoire, fondements et pratiques de l’islam spirituel (Eyrolles, 2019).
Un manuale per chi si interroga
Initiation au soufisme si presenta come una sorta di manuale, scritto per chi si interroga. L’autore cerca di affrontare tutti gli interrogativi che il sufismo suscita. La sua esposizione è metodica, rigorosa e ampiamente accessibile: riesce a far comprendere i legami tra sufismo e islam, a dare uno sguardo d’insieme sulle pratiche spirituali della via e a situarla in termini storici e sociologici.
Geoffroy si adopera per mostrare quanto il sufismo sia radicato nell’islam, di cui è indissociabile. A questo proposito, afferma chiaramente che «il sufismo non è nient’altro che l’islam, a un tempo interiore ed esteriore, spirito e lettera». La dimensione spirituale e interiore di questa via la rende del tutto estranea alle versioni rigide, se non aggressive, che esistono all’interno dell’islam contemporaneo e sono troppo spesso portate in primo piano. Un vecchio adagio sufi dice: «non prendere in avversione l’ebreo o il cristiano, ma il tuo ego». Ciò riassume il rapporto con l’altro che prevale presso i sufi.
Esoterismo ed essoterismo: relazioni difficili
L’autore evoca le relazioni talora tese tra esoterismo ed essoterismo all’interno dell’islam. Se i rapporti tra i dottori della Legge e i maestri sufi non sono sempre idilliaci, gli ‘ulamâ’ erano ben spesso affiliati a vie sufi, e i maestri sufi erano parimenti dotti riconosciuti nelle scienze islamiche. Solo abbastanza di recente, nella scia del movimento wahhabita nato nel XVIII secolo, il sufismo ha cominciato a essere violentemente stigmatizzato. Se le critiche hanno punteggiato tutta la sua storia, i tentativi di marginalizzazione si sviluppano soprattutto a partire dal XX secolo.
La storia e la tipologia delle forme del sufismo proposte dall’autore dimostrano la ricchezza di questa tradizione, che si adatta alle condizioni di ogni epoca. Lungi dall’essere chiusa, come suggeriscono ricorrentemente certe autorità islamiche da secoli, la via sufi è ben viva e accoglie ancora oggi gli aspiranti alla realizzazione spirituale. Ma i tempi sono cambiati, sottolinea Geoffroy: l’epoca dell’ascetismo e della purificazione attraverso la prova è tramontata. Oggi il maestro mette la via alla portata del discepolo e veglia a non farlo fuggire con le prove.
Libri che aprono la porta, senza varcarla
Quest’opera racchiude infine una ricca bibliografia che soddisferà lo spirito avido di manuali o di trattati dei maestri. Il che non deve far dimenticare che i libri non offrono che un’anticipazione di una realtà che non si lascia cogliere se non gustandola. Un maestro sufi contemporaneo lo ricorda: «la vera scienza, la scienza utile, non si impara nei libri; viene dall’interno, dal cuore». La scienza utile è il frutto della pratica e del cammino sulla via.




