Faqr

La povertà nello spirito: non mancanza di beni, ma coscienza del bisogno che l'uomo ha di Dio in ogni cosa, stazione maggiore della via.

Faqr è povertà, bisogno, indigenza. Il Corano enuncia la verità che il sufismo insegna a vivere: «O uomini, voi avete bisogno di Dio (al-fuqarā’ ilā Llāh), mentre Dio è Colui che basta a Se stesso, degno di lode» (XXXV, 15). La creatura è povera per essenza; il faqr è la consapevolezza vissuta di questa condizione, non una semplice idea.

I maestri lo considerano una stazione, un maqām, non una condizione sociale. Si può essere ricchi e vivere il faqr, oppure poveri senza conoscerlo. La tradizione attribuisce al Profeta (pace e benedizioni su di lui) queste parole: «La povertà è il mio orgoglio». Il faqir, il discepolo, assume questo nome perché esprime la sua condizione: nulla gli appartiene, tutto viene da Dio.

Il faqr si oppone all’autosufficienza, l’istighnā’ che il Corano indica come radice della trasgressione. Per il discepolo, il primo passo è presentarsi povero davanti alla guida, con il solo desiderio di camminare e senza nulla da offrire in cambio. Si veda lo stato di discepolo.