Faqir
Letteralmente «il povero»: il discepolo sufi, povero nello spirito, che riconosce la propria indigenza davanti a Dio.
Faqīr vuol dire «povero», «indigente». Nel lessico sufi è il discepolo che ha preso coscienza del proprio bisogno assoluto di Dio, non necessariamente una persona priva di beni. Il plurale fuqarā’ designa abitualmente i membri di una tariqa; il femminile è faqīra.
Non si parla qui di miseria materiale ricercata per se stessa. Il Corano dà alla parola il suo senso più pieno: «O uomini, voi avete bisogno di Dio, mentre Dio è Colui che basta a Se stesso, degno di lode» (XXXV, 15). Il faqīr riconosce fino in fondo questa verità: nulla gli appartiene, tutto gli viene da Dio. Il faqr, la povertà spirituale, è una stazione del cammino, non una condizione sociale.
La stessa intuizione si ritrova nel «povero in spirito» delle Beatitudini. Nella via Qadiriya Boutchichiya i discepoli si chiamano fuqarā’; Sidi Hamza li chiamava affettuosamente ḥabbaïba, i suoi «amati». Sul senso di questo nome si vedano murid e lo stato di discepolo.
