Fondamenti e senso del digiuno del mese di Ramadan (1/2)
Indice

Il termine «Ramadân» è uno dei Nomi di Allâh, assimilato a as-Samad: notiamo che i nomi as-Samad e Ramadân non figurano che una sola volta nel Corano.
Il digiuno del mese di Ramadân, siyâm, è il quarto dei cinque pilastri dell’islam.
Consiste nell’astensione, dall’apparizione dell’alba (prime luci prima dell’aurora) fino al tramonto del sole, da ogni nutrimento, bevanda o rapporto intimo. Concerne tutti i musulmani puberi, sani di mente e che non abbiano ostacoli dirimenti alla sua realizzazione: il viaggio in condizioni precise di lontananza e di durata, la malattia che richieda cure diurne, uno stato di debolezza legato all’età o all’handicap, e per le donne una situazione d’impurità legale legata al ciclo ormonale e relativa alla sospensione del compimento degli atti rituali.
Il digiuno di Ramadan riveste dunque un carattere obbligatorio per il musulmano, o per lo meno per colui che aspira all’esperienza dell’islam interiore. Costituisce un momento particolare di accettazione dell’indicazione divina e di conformazione dell’aspirante a quest’indicazione.
Ricordiamo che il Corano fu rivelato durante il mese di Ramadan.
I fondamenti coranici del digiuno
I versetti che istituiscono il digiuno rituale del Ramadan si trovano nella sura al-Baqara (sura 2):
«O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati.» (v. 183)
«[Digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, volontariamente, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste!» (v. 184)
«È nel mese di Ramadàn che abbiamo fatto scendere il Corano, guida (hudâ) per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione (furqân). Chi di voi ne testimoni (shahida) l’inizio digiuni. E chiunque è malato o in viaggio assolva in seguito altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare (al-yusrâ) e non procurarvi disagio (al-’usrâ), affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!» (v. 185)
«Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all’appello di chi Mi chiama quando Mi invoca (da’wata-d-dâ’i; il termine impiegato è da’wât e non dhikr). Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati.» (v. 186)
«Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro. Allah sa come ingannavate voi stessi. Ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonati. Frequentatele dunque e cercate quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate! Così Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinché siano timorati.» (v. 187)
Altri versetti concernono in particolare la questione delle riparazioni dei giorni non digiunati.
Particolarità del digiuno del mese di Ramadan
Uno statuto specifico: «niente gli è simile»
«Niente è simile a Lui» (Corano XLII, 11).
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha sottolineato questo carattere specifico. Ibn ’Arabî riporta questo hadith nei Futûhât: an-Nasâ’î riporta questa parola di Abû Umâma: «Mi avvicinai all’Inviato di Allah e gli dissi: “Dammi un ordine che prenderò direttamente da te”. Rispose: “Dediti al digiuno, perché non ha simile”».
Il digiuno appartiene a Dio
Abû Hurayra, che Allah l’aggradi, riporta che l’Inviato di Allâh ha detto (hadith qudsî): «Allâh l’Onnipotente ha detto: “Ogni atto del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, perché il digiuno è Mio e sono Io che ne accordo la ricompensa. Il digiuno è protezione. Quando è per uno di voi giorno di digiuno, non tenga dunque discorsi indecenti, oltraggiosi, e non vociferi. Se qualcuno lo insulta o lo attacca, dica: ‘Sono in stato di digiuno, sono in stato di digiuno’”».
Il digiuno è dovuto dal musulmano, che non può prevalersene.
Secondo Ibn ’Arabî
Ibn ’Arabî ricorda la parola divina «il digiuno Mi appartiene», e indica: «Non si tratta né di un’opera d’adorazione né di un atto (’amal)»; precisa: «il digiuno non è un atto, ma l’abbandono di un atto (tark)».
Un digiuno il cui senso supera le prescrizioni fisiche
Degli hadith indicano l’incompletezza del digiuno se si limita all’astinenza fisica.
Hadith secondo Abû Hurayra: «Vi sono digiunanti che non avranno dal loro digiuno altro effetto che la fame (senza ricompensa); e vi sono uomini che passano le notti in piedi in preghiere che non avranno dalla loro preghiera altro effetto che la veglia notturna (senza ricompensa)».
Hadith secondo Abû Hurayra: «Il digiuno è una protezione. Chi digiuna non dica sconcezze e non agisca come gli ignoranti. Se qualcuno lo attacca o lo ingiuria, dica due volte: digiuno» (al-Bukhârî, 1894).
Ibn ’Arabî: astinenza ed elevazione a un tempo
Ibn ’Arabî ricorda che i Conoscenti «non disobbediscono a ciò che Allah comanda loro ed eseguono quello che viene loro ordinato» (Corano LXVI, 6).
Ibn ’Arabî ha dato la seguente definizione del digiuno: «un’astinenza (imsâk) che procura ai digiunanti un’elevazione (rif’a) presso Allah l’Altissimo a riguardo di ogni cosa di cui il Diritto divino (al-Haqq) ha dato loro l’ordine di scostare le loro anime e le loro membra» (Futûhât).
Ibn ‘Arabî: «Sappi che il digiuno è l’astinenza (imsâk) e l’esaltazione (rif’a). Si dice del giorno che “digiuna” (sâma) quando culmina. Imru’ al-Qays1 ha detto “quando il giorno s’allontana e digiuna”, cioè quando raggiunge il suo culmine. Il digiuno è stato chiamato così perché si eleva in grado al di sopra di tutte le altre opere d’adorazione».
Segue: i tre gradi del digiuno secondo al-Ghazâlî e lo spirito del Ramadan. Si veda anche la Notte del Destino.
Footnotes
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Considerato spesso come il più grande poeta arabo pre-islamico. ↩




