Khirqa

Il mantello rattoppato del derviscio: l'abito consegnato dal maestro al discepolo come segno del suo legame con la via.

Khirqa significa pezzo di stoffa, straccio; in seguito ha indicato il mantello rattoppato dei primi sufi, cucito con pezze diverse e indossato come segno di povertà. Alcuni autori hanno persino ricondotto a questo abito il nome stesso del sufismo, accanto all’etimologia da ṣūf, «lana».

Col tempo il mantello è diventato un segno d’investitura: «ricevere la khirqa» voleva dire essere ammessi nella via dal maestro, che consegnava al discepolo la propria veste o un abito benedetto. Il gesto sanciva il patto e la filiazione spirituale. Al-Hujwīrī, nel Kashf al-maḥjūb (XI secolo, primo grande trattato persiano sul sufismo), discute già le condizioni e gli abusi della pratica.

Oggi questo rito è raro. La Qadiriya Boutchichiya non impone un abito ai discepoli, che vivono la propria appartenenza nel mondo, senza segni esteriori. Conta il legame interiore, non la veste. Si veda anche faqir, il nome di povertà del discepolo.