Khalwa

Il ritiro: isolamento volontario per l'invocazione e il raccoglimento, praticato sotto la guida del maestro.

Khalwa deriva da khalā, essere solo, appartarsi. È il ritiro in cui il sufi si dedica all’invocazione e al raccoglimento, lasciando che il cuore si distacchi dal mondo. La pratica risale agli inizi: grotte e celle dei primi asceti erano luoghi di khalwa.

Le forme cambiano da una via all’altra. Gli antichi conoscevano ritiri di quaranta giorni (arbaʿīniyya); altre tradizioni raccomandano al discepolo brevi periodi quotidiani, di notte o all’alba. Su un punto i maestri concordano: la khalwa non si improvvisa. Negli ʿAwārif, Suhrawardī la tratta come una disciplina vera e propria, da praticare sotto la guida del murshid, perché la solitudine può esporre l’anima alle sue fragilità più profonde.

La via Qadiriya Boutchichiya non pratica la clausura. Il suo «ritiro» si svolge nel mondo, nella fedeltà al wird e nel silenzio del mattino. A questa solitudine si contrappone la compagnia del gruppo, la ṣuḥba.