L'amore dell'Egira: emigrare con il cuore verso Dio
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Intervento del dottor Uthman Sibai, professore di lingua araba a Tétouan, tratto dall’episodio 325 della serie Layali al-Wissal («Le Notti dell’unione»), diffuso il 20 settembre 2026 sul canale della Fondation Al Moultaqa. Pronunciato in arabo; il testo di accompagnamento è della redazione.
Estratto di 9 min 30 s (00:09:35 → 00:19:05). Video integrale di origine: Layali al-Wissal, episodio 325, canale della Fondation Al Moultaqa.
Nella 325ª veglia di Layali al-Wissal, prima delle «sezioni scientifiche» della serata, il dottor Uthman Sibai interviene a distanza con il titolo «l’amore dell’Egira». In questa notte «di unione, d’amore e di aspirazione», rivolgendosi ai «maestri dell’invocazione», riporta l’episodio fondatore alla sua vera misura: un evento del cuore prima ancora che un evento della storia.
Un’egira che non ha finito di parlare
L’egira del Diletto, pace e benedizioni di Dio su di lui, dalla Mecca a Medina non è un racconto da commemorare: è «un discorso per i musulmani fino al Giorno del Giudizio, finché non sorga l’Ora». Il suo senso non è la partenza da un paese a un paese, afferma subito, ma l’emigrazione dall’argilla, dai desideri, dalle tentazioni di questa dunya ingannevole, verso i doni di Dio.
E la domanda diventa personale: abbiamo realizzato qualcosa di quell’emigrazione? Siamo pronti a emigrare verso Dio e il Suo Inviato? L’hadith che apre il Sahih di al-Bukhari fissa il criterio: «Chi emigra verso Dio e il Suo Inviato, la sua emigrazione è verso Dio e il Suo Inviato; chi emigra per un bene di questo mondo che spera di raggiungere o per una donna che vuole sposare, la sua emigrazione è verso ciò per cui è emigrato».
Chi deciderà, questa notte, di emigrare come emigrarono i Compagni? Essi avevano lasciato tutto alle spalle: le case, i beni, le terre. Camminavano verso Dio solo. Ma il dottor Sibai insiste sull’ordine delle cose: quella partenza è stata possibile solo dopo che essi ebbero risposto a Dio e al Suo Inviato. Il viaggio dei corpi seguì il viaggio dei cuori.
Tredici anni per costruire un’anima
Come furono costruite anime simili? Dal Corano disceso alla Mecca, «per piantare in quei petti il seme dell’amore e dell’aspirazione a Dio». Per tredici anni il testo edificò quelle anime fino a dar loro un ’umran sulla terra, nel senso spirituale del termine: cuori abitati di fede, capaci allora di lasciare tutto e di volgersi verso i doni di Dio.
La prima stazione che il Corano piantò nei cuori è il rivolgersi a Dio. Ne testimonia il primo versetto rivelato: «Leggi, nel nome del tuo Signore che ha creato» (96:1). Una sura che fa conoscere Dio, discesa per parti all’inizio dell’era meccana. Perché l’uomo non può abbandonare desideri e capricci, e tutto ciò che si attacca alla sua anima, senza conoscere Dio.
Il dottor Sibai gioca allora su due parole che l’italiano distingue male: bisogna essere dei muta’arrifin, coloro che stanno imparando a conoscere, non necessariamente degli ‘arifin, i conoscitori arrivati. L’’arif ha già fatto la strada: l’ha percorsa, l’ha sperimentata, e ha risposto a Dio con il suo cuore, il suo spirito e tutto il suo essere. Nella sua compagnia quella conoscenza si trasmette. Cercarla da soli, avverte, è scegliere una grande difficoltà: la ma’rifa non si ottiene se non nella compagnia di un conoscitore di Dio. Lì bisogna rinnovare l’intenzione; se Dio concede, gli stati cambiano, la vita intera cambia, e si dimora nella stazione della serenità presso di Lui.
Bilal, ovvero ciò che la conoscenza cambia
Un volto basta a illustrarlo: Bilal. Imparò a conoscere Dio, e il basso mondo si rimpicciolì ai suoi occhi; l’esistenza intera crollò davanti a lui, e nel suo cuore non restò più che «Ahad, Ahad», quell’«Uno, Uno» che ripeteva sotto il supplizio. I grandi degli associatori non poterono più nulla contro di lui: i suoi stati erano cambiati per la sua conoscenza di Dio.
Tutto ciò che accade, prosegue l’insegnamento, è manifestazione della grandezza di Dio. E il primo grado che Dio ha prescritto in questo viaggio della conoscenza è la preghiera. Quando l’uomo coglie il valore, la grandezza, la maestà di Dio, comprende che la preghiera è un pilastro fra i Suoi pilastri e un ordine fra i Suoi ordini. «Prostrati e avvicinati» (96:19): la stazione della prossimità abita nel luogo stesso della prosternazione, e lì si emigra con il cuore verso i doni di Dio.
L’hadith qudsi riportato da al-Bukhari (n. 6502) prolunga il movimento: «Il Mio servo non si avvicina a Me con nulla di più amato di ciò che gli ho prescritto; e non cessa di avvicinarsi a Me con le opere supererogatorie finché Io lo ami». Quando Dio lo ama, diventa il suo udito, la sua vista, la sua mano: stazioni dell’amore tra il servo e il suo Signore.
Veglie che accendono i cuori
L’egira, ricorda, avvenne dopo una fase di purificazione dei cuori, in uomini che vivevano nella compagnia del Profeta. Quei Compagni si avvicinavano a Dio con la preghiera, e il Diletto diceva a Bilal: «Dacci sollievo con essa» (Abu Dawud). Preghiera: amore, aspirazione, prossimità. Avevano le loro litanie, i loro awrad, che versavano luce sul cammino e nei cuori.
Poi viene la veglia notturna. «O tu, l’avvolto! Alzati nella notte, eccetto una piccola parte» (73:1-2): il qiyam accresce la purezza dei cuori, la loro chiarezza, la loro limpidezza; «l’onore del credente», dice una parola riferita del Profeta. E il versetto che segue completa il ritratto: «Menziona il nome del tuo Signore e consacrati a Lui con dedizione totale» (73:8). Tabattul: il distacco completo. Nulla più per te che Dio; nulla più con te che Dio.
«Questa è l’egira, conclude l’insegnamento: l’egira dei cuori».
Insegnamento del dottor Uthman Sibai in Layali al-Wissal n. 325 (Fondation Al Moultaqa), intervento in arabo dal minuto 9:35 al 19:05. Articolo redatto a partire dalla trascrizione; le citazioni sono riportate fedelmente nel senso, i riferimenti verificati nella scheda di lavoro.
Domande frequenti
Che cos'è l'egira del cuore?
Secondo il dottor Uthman Sibai, l'egira di cui parla il Profeta non è anzitutto la partenza da un paese a un altro: è l'emigrazione dall'argilla, dai desideri e dalle tentazioni di questo basso mondo verso i doni di Dio. Un insegnamento valido per i musulmani fino alla fine dei tempi.
Quale hadith determina il valore dell'egira?
Il hadith che apre il Sahih di al-Bukhari (n. 1): «Chi emigra verso Dio e il Suo Inviato, la sua emigrazione è verso Dio e il Suo Inviato; chi emigra per un bene di questo mondo che spera di raggiungere o per una donna che vuole sposare, la sua emigrazione è verso ciò per cui è emigrato».
Perché la preghiera è il primo grado di questo cammino?
Perché conoscere la grandezza di Dio porta a riconoscere la preghiera come un pilastro. Il versetto «Prostrati e avvicinati» (96:19) ne fa il luogo stesso dell'avvicinamento: lì si emigra con il cuore verso Dio, come conferma il hadith qudsi delle opere supererogatorie.
In quale lingua è stato pronunciato questo intervento?
In arabo. Il presentatore della veglia ne ha dato un riassunto in francese subito dopo l'intervento del dottor Sibai, professore di lingua araba a Tétouan.



