Covid-19: gli insegnamenti di un virus
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Il virus ci fa pensare alla morte
La pandemia di coronavirus che ha colpito il mondo intero conferma all’improvviso che l’uomo è un essere fragile e vulnerabile: come ha potuto una creatura minuscola, a malapena visibile, paralizzare tutti i movimenti economici, sociali, politici e culturali di interi paesi e continenti? Le situazioni epidemiche hanno certamente provocato nel corso della storia crisi economiche soffocanti e pianti innumerevoli, ma una situazione come questa non si era mai vista: un nemico silenzioso, che si è impadronito del mondo e non sembra poter essere sconfitto né con le armi né con la forza, diffonde il terrore nelle anime di tutti, dal soldato più valoroso al più debole dei deboli.
Siamo lontanissimi dall’idea che ci facciamo di noi stessi giorno dopo giorno. Chi di noi penserebbe di impiegare il proprio denaro per comprarsi l’immortalità? Eppure, se l’idea gli sfiorasse, la lezione gli si presenterebbe faccia a faccia. Il virus ci riporta d’un tratto alla nostra realtà amara: ogni malato grave, quando la morte lo guarda in volto, vede crollare tutte le illusioni, e cade ogni divinizzazione del mondo con cui l’uomo falsifica il rapporto con se stesso.
L’incontro tra la morte e la hybris di Nimrod
Non è strano trovare nel Corano un testo che descrive questa lezione nella sua forma più alta: è il passo che racconta l’incontro di Nimrod con Abramo, su di lui la pace. Dopo il tentativo fallito di Nimrod di bruciare vivo Abramo, lo invitò a un’assemblea di dialogo, e i due discussero la questione della «sovranità», cioè del diritto dell’uomo di esercitare il potere sugli uomini con mezzi materiali. Abramo affrontò il sovrano del suo tempo con domande che toccavano la radice del pensiero umano, e dichiarò chiaramente che la vera divinità escludeva Nimrod: il Sovrano autentico è Colui che dà la vita e la morte. Ma poiché Nimrod aveva ucciso e fatto vivere alla maniera terrena, Abramo gli mostrò i limiti del suo potere e gli rivelò le verità che circondano la morte, dicendogli: «Allah fa sorgere il sole da Oriente, fallo nascere da Occidente». Dice il Corano: «Disse Abramo: “Il mio Signore è Colui che dà la vita e la morte”. Rispose: “Sono io che do la vita e la morte!”. E Abramo: “Allah fa sorgere il sole da Oriente, fallo nascere da Occidente”. Restò confuso il miscredente» (Corano II, 258).
La dimostrazione apparve chiarissima: l’uomo che si crede capace di modificare le leggi di Allah nella creazione dovrebbe poter cambiare il corso del sole, se vuole tenere in pugno ogni cosa.
La fedeltà alla fitra
Per quanto ci troviamo nella piena della speculazione teorica, l’atteggiamento di Abramo ci riporta a un fondamento della fede: il riconoscimento di Allah e dell’impotenza dell’uomo davanti a Lui, e l’accettazione esplicita di ciò che Allah ha decretato per noi e ha fissato nei suoi tempi. In questa dichiarazione sta la forza della fede di Abramo, su di lui la pace, che si rivela e contempla se stesso, nello stesso istante, sotto lo sguardo di Allah sulla sua creatura. Questo è il messaggio principale che «Covid-19» ci rivolge: nulla può sostituire Allah, né nel mondo né in noi stessi.
